Appalti e tangenti in Calabria, l’accusa: “Incarichi ai professionisti in cambio del 30% delle parcelle”
La Procura parla di un “sistema di corruzione consolidato” negli uffici Grandi opere e Lavori pubblici del Comune. Quattro arresti nel primo filone d’inchiesta coordinato dalla Dda
Un presunto sistema consolidato di corruzione legato agli incarichi professionali e agli appalti pubblici è al centro dell’inchiesta della Procura di Reggio Calabria che ha portato a quattro arresti, uno in carcere e tre ai domiciliari. Secondo gli investigatori, negli uffici del settore “Grandi opere e Lavori pubblici” del Comune sarebbero state manipolate procedure amministrative per favorire professionisti esterni in cambio di una percentuale sui compensi ricevuti.
L’indagine, coordinata dal procuratore Giuseppe Borrelli, dall’aggiunto Walter Ignazitto e dal sostituto Fabio Regolo, è stata condotta dalla Squadra mobile con il supporto dello Sco. Al centro delle contestazioni vi è un presunto meccanismo illecito che avrebbe coinvolto incarichi affidati ad architetti, ingegneri e geometri.
Secondo l’accusa, alcuni funzionari avrebbero assegnato incarichi professionali concordando preventivamente la restituzione di una quota della parcella, indicata dagli inquirenti attorno al 30% dell’importo liquidato. Una pratica che, per la Procura, sarebbe stata abituale all’interno del settore comunale interessato dall’inchiesta.
Determinanti per ricostruire il quadro investigativo sono state le intercettazioni telefoniche e ambientali. Gli investigatori hanno installato telecamere e dispositivi audio negli uffici comunali legati agli appalti e ai lavori pubblici, oltre a captare conversazioni tra dipendenti, imprenditori e persone vicine all’ambiente amministrativo, pur non indagate.
Nelle carte dell’inchiesta compare anche una conversazione privata tra marito e moglie nella quale viene descritto il presunto sistema di assegnazione degli incarichi sotto soglia. Secondo quanto emerso, gli affidamenti diretti sarebbero stati utilizzati per favorire professionisti esterni, dai quali sarebbe poi stata richiesta una parte del compenso.
Il giudice per le indagini preliminari, nell’ordinanza, evidenzia come il responsabile unico del procedimento avrebbe avuto la possibilità di conferire incarichi diretti per importi inferiori ai 100 mila euro, ottenendo successivamente una percentuale sui compensi riconosciuti ai professionisti incaricati. Tra gli episodi citati figurano anche lavori relativi agli asili di Arghillà.
L’inchiesta rappresenta al momento un primo sviluppo investigativo e proseguono gli approfondimenti per verificare eventuali ulteriori responsabilità e allargare il quadro delle presunte irregolarità negli appalti pubblici cittadini.
