E' morto l'imprenditore che trasformò il dolore per il figlio, ucciso dalla 'ndrangheta vibonese, in missione di speranza (NOME e FOTO)
Nel 1978 il clan Loielo di Gerocarne gli strappò il giovane Paolo: una ferita mai rimarginata, trasformata in impegno umanitario e memoria
Si è spento all’età di 93 anni Carlo Giorgetti, figura storica dell’imprenditoria brianzola e presidente della "Giorgetti di Meda", eccellenza internazionale del design nata nel 1898. Ma la sua vita, costellata di traguardi professionali e successi stilistici che hanno portato il nome della Brianza nel mondo, è stata segnata da un’ombra cupa e indelebile: quella della violenza mafiosa.
La storia di Carlo Giorgetti è indissolubilmente legata a una delle pagine più feroci della stagione dei sequestri di persona. In una mattina di novembre del 1978, il figlio Paolo, appena sedicenne, fu rapito mentre a piedi raggiungeva il liceo "Marie Curie". Un testimone oculare, un macchinista di un treno regionale, vide il ragazzo caricato a forza su una Fiat 128 verde.
Il corpo di Paolo fu ritrovato pochi giorni dopo, carbonizzato nel bagagliaio di un’auto a Cesate. A ucciderlo non furono i proiettili, ma il cloroformio: il giovane, che soffriva di allergie e crisi respiratorie, non resse alla sostanza usata dai carcerieri. Le indagini rivelarono una verità drammatica: il mandante di quel crimine era Vincenzo Loielo, boss di Gerocarne, nel Vibonese. Un omicidio di 'ndrangheta consumato in terra lombarda per colpire il cuore dell'industria sana del Paese.

Nonostante il dolore incolmabile, Carlo Giorgetti non ha mai permesso all'odio di avere l'ultima parola. Dopo aver guidato l'azienda verso vette mondiali — con aperture di atelier da Milano agli Stati Uniti e il prestigioso premio per i 60 anni al Salone del Mobile — l'imprenditore ha dedicato l'ultima fase della sua vita a mantenere viva la memoria di Paolo. Alla soglia dei novant'anni, ha messo nero su bianco il suo calvario nel volume «Se questo può servire», un testamento spirituale per le nuove generazioni. In nome del figlio, ha fondato un'associazione che sostiene l'ospedale infantile di Tanguiéta, in Benin, trasformando l'assenza di Paolo in presenza vitale per migliaia di bambini africani. "Un uomo che ha saputo unire il genio del legno all'altezza morale di un padre che non ha mai smesso di cercare la luce," si legge in uno dei tanti messaggi di cordoglio che in queste ore affollano la rete.
Con la scomparsa di Carlo Giorgetti, se ne va l’ultimo testimone di una dinastia che ha saputo esportare il bello, resistendo con dignità e impegno alla ferocia di chi, quasi cinquant'anni fa, cercò di spegnere il futuro della sua famiglia.
