Gratteri: "Ogni locale di 'ndrangheta ha un ministro della guerra"
"La 'ndrangheta ha comprato tante volte le armi provenienti dalla ex Jugoslavia e in molti casi c'è stato l'accordo con la Sacra Corona Unita che in cambio di armi otteneva dalla 'ndrangheta cocaina. Niente di più facile che questo possa accadere dopo la fine di questa guerra, perché è ovvio che, a prezzi stracciati, questa volta le mafie potrebbero andare a comprare armi molto più pericolose rispetto ad un kalashnikov o un bazooka". Così il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, intervistato ieri a "Fuori Tg" su Rai3: "Non dimentichiamo che un mese fa qui in Calabria, sulla parte della ionica - aggiunge - sono state trovate armi anticarro".
Il "ministro della guerra"
"Nella logica e nella struttura della 'ndrangheta c'è il Crimine di ogni 'locale', cioè il 'ministro della guerra': colui il quale organizza e allena il suo esercito. Ogni famiglia di 'ndrangheta - ha spiegato il magistrato - deve avere almeno 20 fucili, 50 pistole, 10 kg di tritolo e 4-5 bazooka". A cosa servono? "Non per usarle ma vengono custodite, tenute nascoste, così le altre organizzazioni sanno che si tratta di un 'locale' ben armato".
"Le mafie oggi non hanno interesse a rubare neanche una bicicletta"
Dopo la fine della guerra in Ucraina, ha affermato Nicola Gratteri, "le mafie potranno entrare in possesso di armi molto più potenti rispetto alle armi che hanno avuto fino ad ora". E sugli attentati: "In questo momento non dovrebbe essere conveniente per le mafie fare attentati perché questo governo sta sostanzialmente facendo riforme normative che stanno un po' allargando le maglie nel contrasto ai reati: credo che oggi le mafie hanno l'interesse a non rubare nemmeno una bicicletta proprio per dare l'idea che le mafie non esistono più. Così l'opinione pubblica è calma e tranquilla e quindi il legislatore, il potere politico, non è costretto a fare un’inversione di tendenza e fare delle norme restrittive rispetto a chi non vuole delinquere".
