Le forze di rappresentanza del territorio hanno fatto quadrato attorno al patrimonio artistico vibonese. Evitato quello che per la comunità di fedeli sarebbe stato l'ennesimo "scippo"

I frati cappuccini avrebbero rivendicato la proprietà dei quadri della chiesa di Sant'Antonio. Ma, da alcune verifiche effettuate dagli organi competenti, sembrerebbe che i due dipinti siano riconducibili alla curia vescovile. Per questa ragione, il trasferimento pare possa al momento considerarsi sospeso. E' quanto fa sapere il Nuovo centrodestra, attraverso il suo referente provinciale Alfonso Grillo, che con la segreteria di Schifani ha attivato l'iter conoscitivo con il soprintendente di riferimento per capire che margini ci siano per sospendere l'ordinanza di trasferimento dei due dipinti. "Dalle informazioni fin qui ottenute - spiega Grillo -, pare che l'ordinanza sia stata sospesa, perché i quadri risulterebbero essere di proprietà della curia e non, come si pensava, dei frati cappuccini". Si attende solo l'ufficialità, che sembra possa arrivare presto.

L'intervento politico. Comunque, oltre a Grillo, anche altri avevano in queste ore deciso di intervenire contro lo "scippo" paventato. Tutti i gruppi di maggioranza in Consiglio comunale hanno stigmatizzato "l'intenzione dei Padri Cappuccini di trasferire i quadri di pregio, tra cui un Luca Giordano, da secoli allocati nella chiesa di Sant'Antonio di Vibo Valentia, nella omonima chiesa di Lamezia Terme. I quadri in questione appartengono alla storia e alla tradizione pittorica di Monteleone, di cui fanno parte di un contesto storico ben determinato. Il fatto che i Cappuccini abbiano abbandonato il convento vibonese, peraltro di proprietà del demanio, non giustifica l'asportazione anche
delle opere d'arte e delle suppellettili ivi esistenti che sono di proprietà del demanio o della chiesa. Pertanto, si invita la Soprintendenza a voler impedire il trasferimento di dette opere d'arte che a Lamezia Terme, dove dovrebbero essere trasportati, sarebbero decontestualizzate, negando l'autorizzazione al “trasloco”. I quadri in questione costituiscono anche parte dell'apparato decorativo della Chiesa e il loro trasferimento, ancor più se vincolati e collocati all'interno di edificio di interesse storico e architettonico dovrebbe essere impedito dal Mibact. Il contesto dell'edificio seicentesco, con oggetti cultuali e di arredo antichi, costituisce, già, in quanto tale, un bene culturale dello Stato.
Come Gruppi di maggioranza, rafforzando l'iniziativa di Liberamente insieme, ci opponiamo fermamente a questa spoliazione e non lasceremo nulla di intentato per impedirla. I quadri in questione fanno parte del patrimonio artistico e storico della città di Vibo Valentia e nessuno è autorizzato a portarli altrove".

Liberamente insieme. E proprio dal gruppo "Liberamente insieme" ha preso vita l'iniziativa. Il consigliere comunale Carmela Valia, primo fra tutti, ha presentato un'interrogazione urgente sulla questione, indirizzata al sindaco, all'assessore al ramo e al presidente del Consiglio comunale, per avere contezza delle iniziative che tali soggetti intendono "intraprendere per tutelare e salvaguardare questi beni che appartengono alla Comunità Vibonese alla sua storia ed al suo patrimonio artistico culturale, nonché come intendono operare per recuperare i dipinti raffiguranti i Superiori Generali dell’Ordine e fra essi quello di Frà Silvestro Pappalo uno dei più illustri vibonesi di tutti i tempi". Il tutto alla luce del fatto che "le due opere non appartengono al Patrimonio privato dei Cappuccini ma sono di proprietà della Chiesa di Sant’Antonio", inoltre, "essendo stati tali quadri sempre presenti nella chiesa sono storicizzati e contestualizzati in una realtà ancora viva ed assai partecipata e come tali inamovibili". Un intervento, questo, che congiuntamente agli altri ha evitato l'ennesimo "scippo".