Sulle date della Fase 2 sembra intravedersi un primo disegno con le regioni che spingono per ripartire entro aprile (la Lombardia il 4 maggio) ma sulle modalità la confusione è assoluta. Lo screening, per esempio: tutti dicono che la mappatura dei potenziali immunizzati dal Coronavirus è fondamentale, ma i test sierologici su un campione di 150mila persone (divise per profilo lavorativo, genere e sei fasce di età) partono ora. Servirà qualche settimana per individuare quello giusto. Per non parlare dell’emergenza mascherine: se durante il lockdown ne servivano 90milioni al mese, per la ripartenza il numero va triplicato o quasi. Dalle parti della Protezione civile si stima che ci sarà bisogno di 2-300milioni di mascherine al mese. Basti pensare che se torneranno al lavoro i sei milioni di italiani che ora sono a casa, di 180milioni ne avranno bisogno loro.

Altro elemento di capitale importanza è la App per il tracciamento dei positivi. Risultata decisiva in Corea, da noi ancora non c’è : si discute sulla tecnologica da usare. È in corso un braccio di ferro tra la task force di Colao che spinge per la geolocalizzazione delle persone, e il ministero dell’Innovazione della Pisano che è orientato alla diffusione delle informazioni attraverso bluetooth (in pole position quella del fisico Foresti adattabile anche al Gps).  Chi torna a lavorare naturalmente dovrà farlo in ambienti sanificati, con mascherine, guanti, nel rispetto della distanza di sicurezza anche nelle mense, e tutte le altre misure previste nei protocolli.

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