Bocciate le richieste tanto della Procura generale, che avrebbe voluto un nuovo processo, tanto quelle della difesa, che puntava ad uno sconto di pena

di GABRIELLA PASSARIELLO

E’ diventata definitiva la sentenza di condanna per i cinque imputati accusati dell’omicidio di Nicola Duro, l' idraulico incensurato di 26 anni, ucciso a Catanzaro il 17 giugno 2010, davanti ad un bar di viale Isonzo, nella zona sud del capoluogo. La Corte di cassazione ha confermato la sentenza dei giudici della Corte di appello di Catanzaro, che avevano inflitto sedici anni di reclusione ciascuno a carico di Donato Passalacqua, ritenuto uno dei capi carismatici degli zingari di viale Isonzo, accusato di essere il mandante dell’omicidio Duro, di sua moglie Ornella Bevilacqua e del figlio della coppia Antonio Passalacqua, che avrebbe sparato a Duro come lui stesso ha ammesso in aula. E ancora dodici anni e otto mesi ciascuno di reclusione per Samuele Pezzano, che  avrebbe accompagnato con l’auto e poi atteso il killer sul luogo in cui Duro è stato ucciso e per Domenico Romagnino. Quest'ultimo, assieme ad un minorenne, avrebbe attirato la vittima sul luogo dell’agguato su precisa richiesta di Donato Passalacqua per una ricompensa di 600 euro. La Suprema Corte capitolina ha bocciato tanto la richiesta della Procura generale, tanto quelle delle difese. La prima avrebbe voluto  un annullamento della sentenza con rinvio, perché ci fosse un nuovo giudizio di secondo grado e sperare in pene più pesanti a carico degli imputati con il riconoscimento delle aggravanti della premeditazione e del dolo intenzionale, mentre le difese, (rappresentate oggi in Cassazione dagli avvocati Piero Chiodo, Stefania Rania, Leopoldo Marchese e Alfredo Gaito),  avrebbero voluto uno sconto di pena per i loro assistiti. Sono rimaste immutate anche le statuizioni riguardanti le parti civili - la madre della vittima, le due sorelle, e la promessa moglie di Duro mamma del loro bambino -, rappresentate dall’avvocato Valerio Murgano, cui erano già stati concessi risarcimenti da liquidare in sede civile.

Le accuse. Secondo la pubblica accusa Nicola Duro è stato ucciso per una vendetta trasversale, ideata da una famiglia rom di Catanzaro, per lavare l’onta di una relazione extraconiugale della figlia, rimasta incinta di un minorenne con il quale avrebbe avuto una storia nonostante fosse sposata con un altro. I familiari di Donato Passalacqua avrebbero deciso di vendicarsi colpendo a morte il fidanzato di una zia del ragazzino, padre del figlio illegittimo, anche lei incinta e prossima al matrimonio, e cioè proprio Nicola Duro.

I testimoni. Brunella Aloisio che avrebbe dovuto sposare Nicola Duro il 26 giugno 2011 aveva riferito che «Domenico Romagnino ha chiamato Nicola e sono andati via con la macchina, un Alfa, io mi sono affacciata dal balcone e ho visto  in macchina anche M. P», il minorenne condannato a dodici anni in un separato giudizio. «Dopo una quindicina di minuti ho visto Antonio Passalacqua - prosegue Aloisio - che correva con l’auto, con l’Audi A3. Però era senza Samuele. Ha parcheggiato la macchina e ha preso lo scooterone. Dopo cinque minuti mi è arrivata la notizia  che l’avevano ammazzato». Ma c’è anche la dichiarazione di un testimone oculare Giuseppe Mannella ad inchiodare uno degli imputati. «È uscito a volto coperto, aveva una pistola in mano e ha cominciato a  sparare contro Duro e ha continuato a sparare anche quando il giovane era a terra».In seguito il teste ha indicato Antonio Passalacqua come soggetto somigliante a quello da lui visto in occasione dell’omicidio.


Il movente del delitto. Alla base dell'omicidio una vendetta trasversale perpetrata dalla famiglia di Donato Passalacqua nei confronti di quella di Brunella Aloisio, nuclei familiari tra i quali da tempo non correva buon sangue. All’origine dei dissapori, la relazione clandestina finita male tra Antonio Aloisio, 16enne nipote di Brunella con Marinella Passalacqua, figlia di Donato e di Ornella Bevilacqua e spostata con Pierino Passalacqua, detenuto, relazione nel corso della quale la donna era rimasta incinta. La circostanza avrebbe ingenerato rancore tra le due famiglie, si sarebbero succeduti litigi e minacce di morte da parte della famiglia Passalacqua nei confronti degli Aloisio e dello stesso Duro. E che vi fossero dei dissapori risulta anche dai verbali relative alle dichiarazioni rese da Brunella Aloisio il 24 giugno 2010. «Sono stata fidanzata con Nicola, che io chiamavo Enzo per circa tre anni. Io sono incinta di cinque mesi. Io e la mia famiglia abbiamo avuto problemi con la famiglia di Donato Passalacqua dopo che mio nipote Antonio Aloisio era scappato da casa con Marinella Passalacqua, detta “Lolò” che era incinta. Da allora i familiari di Donato, in particolare la moglie Ornella non ha perso occasione di infastidirmi e minacciare Enzo. Più volte è successo da quando  sono incinta, che Ornella mi dice che devo abortire. Un giorno mentre ero insieme ad Enzo (Nicola Duro) ed una mia amica, Ornella si è avvicinata sputandomi addosso e poi io l’ho aggredita. Enzo è intervenuto per  fermarmi. Ornella si è allontanata e poi ha detto ad Enzo che lo avrebbe fatto bruciare da Donato»