Sanità, intesa tra Emilia-Romagna e Calabria per regolare la mobilità dei pazienti
La Giunta regionale dell'Emilia-Romagna ha dato il via libera, nella seduta di ieri, a un nuovo accordo tra Emilia-Romagna e Calabria volto a disciplinare i flussi di mobilità sanitaria e la gestione delle risorse economiche collegate alle cure erogate fuori regione. L’intesa coprirà il periodo che va dal 1º novembre 2025 al 31 dicembre 2027, con la possibilità per entrambe le amministrazioni di rivederne i contenuti al termine di ogni anno.
Nel documento si evidenzia come le due Regioni presentino profili e sistemi sanitari molto differenti: la Calabria, uscita da poco da un lungo commissariamento, ha subito negli anni una pesante contrazione del personale — si parla di una riduzione del 24% — e rigidi limiti su vari fattori produttivi. Soltanto negli ultimi anni la situazione ha mostrato segnali di miglioramento, tanto da rendere necessario un confronto strutturato con le regioni verso cui i cittadini calabresi si rivolgono più frequentemente per ricevere cure.
L’intesa stabilisce impegni precisi per contenere il numero di pazienti che dalla Calabria si spostano all’Emilia-Romagna. La Regione meridionale si impegna a potenziare la rete dell’assistenza pubblica, approfittando anche della conclusione della fase commissariale; l’Emilia-Romagna, dal canto suo, attiverà percorsi per favorire il rientro dei pazienti calabresi nelle strutture del loro territorio dopo una prima valutazione presso gli ospedali emiliano-romagnoli.
L’accordo definisce anche nuovi limiti economici per le prestazioni erogate fuori regione. Per i ricoveri ospedalieri di alta complessità, l’attività delle strutture pubbliche verrà riconosciuta integralmente, mentre per il privato è previsto un equilibrio: un eventuale aumento dei ricoveri di alta specialità dovrà essere compensato da una riduzione di quelli a bassa complessità.
Per tutte le altre tipologie di ricovero, i tetti annuali fissati prevedono per la Calabria un limite di 400 mila euro per le strutture pubbliche e 350 mila per quelle private. L’Emilia-Romagna, invece, potrà contare su un tetto di 11,5 milioni per il pubblico e di 9,1 milioni per il privato.
Anche per le prestazioni ambulatoriali sono stati definiti massimali: alla Calabria spettano 53.500 euro annui (al netto del ticket) per l’attività pubblica e 26.300 per quella privata; all’Emilia-Romagna, 2,6 milioni per il pubblico e 216 mila euro per il privato.
Restano invece esclusi da qualsiasi limite economico alcuni settori ritenuti particolarmente delicati, come oncologia (chemioterapia e radioterapia), medicina nucleare e dialisi.
