"Fai silenzio ca parrasti assai": in questo modo perentorio, il boss Pantaleone Mancuso, alias Scarpuni, di Limbadi, finito al 41 bis ed attualmente all'ergastolo, intimò di tacere al pubblico ministero Marisa Manzini, attuale procuratore aggiunto di Cosenza ed al tempo in forza alla Dda di Catanzaro, nel corso del processo Black Money.

"Fai silenzio, fai silenzio, fai silenzio ca parrasti assai - tuonò il boss in Aula -. hai capito ca parrasti assi, fai silenzio ca parrsti assai". Ebbene, cinque anni dopo da quel 10 ottobre 2016, nelle scorse ore il Tribunale di Salerno si è pronunciato, condannando il sanguinario uomo di 'ndrangheta, della potente cosca di Limbadi a un anno e tre mesi di reclusione per oltraggio commesso nei confronti del magistrato, nel corso di quell'udienza. Era stata la Squadra Mobile di Vibo Valentia ad inviare un'informativa, su quanto accaduto quella mattina nell'aula bunker del nuovo tribunale di Vibo, alla Procura di Salerno. In quella circostanza, Mancuso - evidentemente molto nervoso - aggredì pure il collaboratore di giustizia Andrea Mantella.

È opportuno ricordare che Marisa Manzini non si fece affatto scomporre da quelle minacce, nonostante il silenzio imbarazzante in Aula. E da quelle offese venne fuori un libro che ha fatto una straordinaria fortuna, il cui titolo ricorda proprio le parole proferite dal boss di Limbadi: "Fai silenzio ca parrasti assai". Un volume che ogni anno viene presentato a migliaia di studenti delle scuole, per insegnare il rispetto del gentil sesso e che ricorda il sacrificio di tante donne, mogli di boss che hanno pagato con la vita il tentativo di ribellarsi alla dura lex del silenzio, imposta dalla 'ndrangheta.