Nel 2025 il Pil italiano sfiora i 2.244 miliardi di euro. Questo implica, secondo la Cgia su dati Prometeaia e Istat, che produciamo poco più di 6 miliardi di euro di reddito al giorno.


Nel 2025 lavoreremo 251 giorni, due in meno de 2024 che, in termini di Pil - secondo la Cgia di Mestre - "costerà", in linea teorica, 12 miliardi di euro pari a quello che potremmo subire dall'eventuale introduzione dei dazi dagli Usa. Comunque sia, a livello europeo siamo annoverati tra i più stakanovisti: secondo l'Ocse solo la Grecia (1.897), la Polonia (1.803), la Repubblica Ceca (1.766) e l'Estonia (1.742) hanno un numero di ore lavorate per occupato all'anno superiore al nostro che è pari a 1.734 contro le 1.500 ore in Francia e le 1.343 in Germania.
Nei 20 giorni circa che nel 2025 intercorrono tra l'inizio delle festività pasquali e la fine del ponte dell'1 maggio - spiega la Cgia di Mestre - tante fabbriche, magazzini, negozi e uffici si sono svuotati, continuando l'attività al rallentatore, mentre nelle realtà aziendali legate al settore turistico si lavora a pieno regime. Un problema che il legislatore ha cominciato ad affrontare nel 1977, quando si decise di cancellare alcune feste religiose (Epifania, S.Giuseppe, Ascensione, Corpus Domini, S.Giovanni e Paolo, S.Francesco).
Recentemente, il governo Berlusconi nel 2004 e nel 2011 e poi quello di Monti cercarono di mettere mano alla situazione senza riuscirci. Se tra feste e giorni pre-festivi fossimo in grado di recuperare una settimana di lavoro all'anno, guadagneremmo un punto di Pil pari a circa 22 miliardi di euro.