La ricognizione subacquea, durata alcune ore, effettuata dai sommozzatori dei carabinieri nel torrente Piazza non ha dato gli esiti sperati: non è stata infatti ritrovata una delle due pistole che i killer hanno utilizzato durante l’imboscata di lunedì scorso a Lamezia. Agguato che è costato la vita a Luigi Trovato (52 anni) e nel quale è rimasto gravemente ferito il fratello Luciano (37 anni) e, in maniera lieve, Pasquale D’Angela.

Per l'omicidio e il duplice ferimento si sono autoaccusati presentandosi alla Caserma dei carabinieri la notte stessa dell'accaduto Claudio Paola e Antonio Monteleone, il cui arresto è stato convalidato qualche giorno fa dal gip del tribunale di Lamezia Terme. Ed è la Procura di Lamezia che gestisce e coordina le indagini, con l'ausilio dei carabinieri, per ricostruire esattamente perché si sia arrivati alla drammatica sparatoria in pieno centro cittadino. I due presunti autori avrebbero detto che alla base di tutto ci sarebbero stati screzi e litigi, ed è proprio su questo che stanno indagando le forze dell'ordine e della magistratura per capire se vi sono altre responsabilità ed eventualmente nuovi iscritti nel registro degli indagati. Intanto, si è in attesa dell'esito dell'autopsia disposta dalla magistratura sul corpo di Luigi Trovato per capire quale sia stato il colpo letale e, quindi, stabilire da chi sia stato esploso.

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