Alla sbarra la famiglia Soriano di Filandari ed i presunti affiliati. Secondo gli investigatori sarebbero ben 14 le intimidazioni

Sono comparsi oggi davanti al gip del Tribunale di Vibo Valentia Graziamaria Monaco gli esponenti della famiglia Soriano di Filandari finiti ieri in carcere ieri a seguito di un'operazione condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, guidata dal procuratore Nicola Gratteri. Tra gli indagati, è comparso dinanzi al giudice il presunto boss Leone Soriano, 52 anni, che si è avvalso della facoltà di non rispondere, alla medesima stregua di Giacomo Cichello, 31 anni; Luca Ciconte, 27 anni; Francesco Parrotta, 35 anni. Domani sarà la volta delle donne. Emanuele Mancuso, invece, sosterrà l'interrogatorio di garanzia nel carcere di Reggio Calabria. Domani sarà la volta delle altre persone coinvolte nell'inchiesta: si tratta di Caterina Soriano, 28 anni e Graziella Silipigni, 47 anni. 

L'indagine. L'inchiesta ha fatto luce su una serie di danneggiamenti perpetrati ai danni dell’imprenditore vibonese Antonino Castagna l’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia contro il clan Soriano di Filandari che ha portato al fermo di sette persone. Tra queste spicca anche il presunto capo clan Leone Soriano che sarebbe il mandante e l’organizzatore della lunga serie di intimidazioni. Ben 14 quelli ricostruiti dai carabinieri nell’arco temporale che va da novembre a febbraio. Nell’elenco anche le pistolettate esplose contro la saracinesca del distributore di benzina della famiglia Pasqua a Filandari

Le accuse. Secondo le indagini Leone Soriano avrebbe trasmesso all’indirizzo a Castagna alcune missive di carattere intimidatorio, inviate dal carcere di Secondigliano dove era all’epoca detenuto, “con le quali chiedeva all’imprenditore il pagamento di somme di denaro a titolo risarcitorio per le spese legali sostenute a seguito delle denunce sporte dallo stesso Castagna”. Al tentativo di estorsione sono seguiti una serie di atti intimidatori che – secondo la tesi accusatoria – sarebbero state perpetrati dallo stesso Soriano in veste di mandante ed organizzatore. Ricostruiti quindi il danneggiamento a seguito di un incendio all’escavatore di proprietà della società di Castagna avvenuto il 5 febbraio scorso (l’esecutore materiale sarebbe Francesco Parrotta); l’esplosione di numerosi colpi d’arma da fuoco contro il cancello dell’abitazione della figlia di Castagna, Daniela (intimidazione dell’11 febbraio), e l’esplosione di una bomba-carta scagliata nel giardino dell’abitazione familiare dello stesso imprenditore. In quest’ultimo caso,  gli esecutori materiali sarebbero Francesco Parrotta ed Emanuele Mancuso.