Una mobilitazione nata dall'esasperazione e dal dolore, ma che parla a tutta la comunità. Questa mattina, la sede dell’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia è stata il teatro di un sit-in di protesta per chiedere assistenza immediata, stabile e continuativa a favore di Maria Francesca Barbieri, cittadina di Pizzo ormai allettata da mesi e in condizioni di estrema fragilità. Al fianco della famiglia si sono schierati cittadini e associazioni locali, uniti nel denunciare una gestione assistenziale definita ormai "insostenibile".

La situazione clinica della donna è drammatica: da oltre cinque mesi è bloccata a letto, priva di qualsiasi autonomia e bisognosa di un monitoraggio costante.

Il marito, Francesco Lico, ha espresso tutta la sua frustrazione davanti ai manifestanti: "Mia moglie non può essere abbandonata a casa senza un percorso terapeutico strutturato. Abbiamo bisogno di una struttura che si prenda cura di lei quotidianamente, non solo tre volte alla settimana. Serve una presa in carico reale e stabile".

Particolarmente toccante è stato l'intervento del figlio, Simon Pietro Lico, che ha voluto trasformare una vicenda privata in una riflessione collettiva sui diritti dei malati.

Il giovane ha sottolineato come la madre non sia più in grado di compiere nemmeno i gesti quotidiani più elementari, lamentando il muro di gomma calato finora sulle loro richieste: "Aspettare senza risposte e senza speranza è ingiusto. Oggi questa tragedia tocca a noi, ma domani potrebbe colpire chiunque. Qui stiamo parlando di sanità pubblica e di diritti costituzionali ed essenziali".

Alla protesta ha preso parte attiva anche Saverio Bartoluzzi, presidente dell’associazione Abaco, che ha alzato il tiro contro le carenze del sistema sanitario locale, rigettando con forza l'idea di dover cercare soluzioni fuori dal contesto calabrese. "Maria Francesca ha il diritto sacro di essere curata nel suo territorio, vicino ai suoi affetti. Non possiamo accontentarci di un potenziamento domiciliare a singhiozzo. Qualche visita ogni due o tre giorni non risolve nulla; serve una terapia riabilitativa giornaliera e strutturata".

La pressione della piazza ha spinto i vertici dell'azienda sanitaria a muoversi. Una delegazione di manifestanti è stata infatti ricevuta dal commissario dell’Asp, Vittorio Sestito. Il dirigente ha garantito l'avvio immediato di verifiche per valutare l'idoneità del piano assistenziale attualmente attivo per la paziente. Sestito ha poi assicurato che, qualora venissero riscontrate anomalie o inadeguatezze, si procederà al trasferimento della donna in una struttura specializzata e idonea.

Resta però un interrogativo di fondo che pesa sul management sanitario: era davvero necessario che una famiglia ferita scendesse in piazza per vedere riconosciuto il proprio diritto alla salute? Un dubbio che sa di atto d'accusa, mentre la famiglia Lico rimane in attesa di fatti concreti.