A Torino, un'ex militante di "Prima Linea", Franco D'Onofrio, è stato nuovamente arrestato in un'operazione della Guardia di Finanza chiamata "Factotum", che ha portato al fermo di sei persone. D'Onofrio ( classe ’55 di Mileto, coinvolto nell’inchiesta “Minotauro”), noto per il suo legame con la ’ndrangheta e già coinvolto in inchieste precedenti, aveva contatti con Claudio Russo, descritto dai pubblici ministeri come un suo collaboratore di lunga data.

Le indagini hanno rivelato che D’Onofrio potrebbe essere in possesso di due armi da fuoco: una pistola 7.65 parabellum e una Smith & Wesson calibro 38. Quest'ultima è stata trovata durante le perquisizioni effettuate nel suo condominio, mentre dell'altra non si ha traccia. Le intercettazioni telefoniche hanno documentato conversazioni tra D'Onofrio e Russo riguardanti strategie per nascondere le armi. In un dialogo, D'Onofrio menziona di aver trovato un luogo in un’area comune del condominio, ma incontra difficoltà nell’aprire la porta di accesso.

Il 4 aprile 2024, Claudio Russo consegna a D'Onofrio un'arma per il suo occultamento, come documentato dalle telecamere di sorveglianza. Dopo la consegna, D'Onofrio viene registrato mentre maneggia l'arma, producendo rumori di scarrellamento. Inoltre, gli inquirenti notano che D'Onofrio effettua ricerche su Google riguardo alla classificazione delle armi, segno di una preoccupazione per la legalità della sua detenzione.

Nello stesso giorno, acquista materiali da costruzione per creare un nascondiglio per l’arma nel locale cantinato del condominio. Tuttavia, nonostante i suoi sforzi, le tracce dell'arma risultano attualmente perse. Questa operazione evidenzia i legami tra il terrorismo e l'‘ndrangheta, nonché le modalità con cui i membri di questi gruppi cercano di nascondere le loro attività illecite.