L'elemosiniere di papa Francesco in Calabria, notte in dormitorio poveri
"Un sigillo sulla nostra opera, un segno di grande vicinanza". Don Marco Avenà, 35 anni, parroco della chiesa di Praia a Mare, parla a Vatican News di una vera e propria "benedizione" riferendosi alla visita di oggi del cardinale Konrad Krajewski nella sua parrocchia. Una giornata che l'Elemosiniere del Papa ha scelto di trascorrere in Calabria, affrontando un lungo viaggio in macchina, ma era grande il desiderio di portare l'abbraccio di Francesco a questa comunità. Nel bagagliaio della sua auto ci saranno anche i viveri destinati alla mensa, già attiva da tempo, e con lui il cardinale porterà un rosario speciale donato dal Pontefice. La coroncina sarà destinata ad un pellegrinaggio "da persona a persona", chi lo vorrà infatti lo potrà tenere 24 ore e pregare per la Chiesa, per il Papa, per chi ha bisogno, riconsegnandola per poi passare nelle mani di chi lo desidera.
"Già ci sono delle persone che sono con noi da due anni - spiega il parroco - nei locali e in alcune roulotte". "Il
dormitorio più vicino è a Reggio Calabria, tre ore di macchina, e i posti disponibili sono 4. Alla fine - prosegue don Marco - significa farsi carico completamente di chi ha bisogno. E' accaduto con Giuseppe, la prima persona che ho ospitato, era stato abbandonato dalla famiglia a causa della tossicodipendenza, aveva fatto dei furti, oggi ha un lavoro. Con lui ci sono state sconfitte, diversi momenti di scoraggiamento ma poi ho visto la sua voglia di cambiare, di rinascere e solo perché ha sentito la mia fiducia".
Don Marco racconta poi di aver ospitato per sei mesi una donna che aveva avuto una bambina e che poi ha scelto di tornare in Romania. "Man mano sono arrivate altre persone. Oggi vivo con Francesco, un anziano di 70 anni che è con me da un anno. Il dormitorio nasce proprio dall'esigenza di sistemare queste persone". La vicinanza con i poveri di questo sacerdote nasce a Roma, quando studiava per diventare prete. "Di notte facevo il volontario, portavo un pasto caldo e cercavo di convincere i senzatetto ad andare in dormitorio. Tornando qui, nella mia
parrocchia di origine, ho dato valore a questa esperienza".
"I poveri mi danno coraggio nella mia vocazione - spiega don Marco - stare con loro mi fa toccare con mano la presenza di Cristo. A volte è stato faticoso, non ho dormito per andare a ritrovare chi scappava da qui, per evitare che rientrassero in brutti giri. La carità si fa nel massimo della gratuità perché è capitato che alcuni andassero via senza dire nulla. Questo è il Vangelo. Uno aiuta senza aspettarsi nulla in cambio, la vera ricompensa viene dal Signore, è una benedizione vedere l'impegno di tanti volontari, di famiglie intere che si spendono per gli altri. La carità contagia un po' tutti e trasforma la mentalità". Dove c'era diffidenza, infatti, oggi c'è una porta aperta e un riparo dalla sofferenza e dal dolore. (ANSA).
