La Dda di Catanzaro ha presentato ricorso in Cassazione contro la decisione con cui il Tribunale della Libertà ha rigettato l'appello per il mancato arresto dell'ex assessore regionale all'Agricoltura, Michele Trematerra (Udc), indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione elettorale nell'ambito dell'inchiesta "Acheruntia" condotta dal pm Pierpaolo Bruni. Al centro delle indagini, i legami tra Trematerra e l'ex consigliere comunale di Acri, Angelo Gencarelli, considerato elemento di spicco della cosca di 'ndrangheta dei "Lanzino-Rua'" ed ex componente della segreteria dell’ex assessore alla Forestazione della Regione Calabria Michele Trematerra.

Michele Trematerra

Gencarelli, è ritenuto al vertice e promotore della cosca insieme a Giuseppe Perri, indicato come il reggente dell’articolazione territoriale di Acri – paese natale di Trematerra – della ‘ndrina Lanzino di Cosenza, una delle più potenti della provincia di Cosenza. L’uomo, nel periodo in cui è stato consigliere comunale, ha ricoperto anche la carica di presidente della Commissione urbanistica del Comune, L’accusa lo ritiene l'”elemento di congiunzione tra l’associazione mafiosa e le istituzioni pubbliche, quali la Regione e gli Enti ad essa collegati ed il Comune di Acri” e “soggetto in grado di condizionare, grazie al rapporto collusivo instaurato con pubblici funzionari, le scelte amministrative degli Enti e di orientarne le procedure amministrative riguardanti gli appalti pubblici a favore di società o ‘cartelli’ di società facenti capo ad imprenditori organici alla cosca”.
Secondo l’accusa, la cosca avrebbe cercato di procacciare voti per Trematerra in occasione delle regionali del 2010.

Lo scorso 7 luglio il gip di Catanzaro aveva negato l'arresto del politico. Nell'ordinanza emessa il 18 dicembre i giudici del Tdl hanno ritenuto di escludere i gravi indizi di colpevolezza a carico di Trematerra per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. In sostanza, hanno scritto i giudici, "gli interventi chiesti e ottenuti da Trematerra si sono rivelati funzionali a interessi personali ed egoistici dei singoli beneficiari e non si sono posti con la consapevolezza e la volontà di interagire sinergicamente con le condotte degli associati in funzione del potenziamento, consolidamento e mantenimento in vita del sodalizio". Al contrario, sempre secondo il Tribunale della Libertà, sussistono i gravi indizi di colpevolezza a carico dell'ex assessore calabrese per l'accusa di corruzione elettorale aggravata dall'articolo 7 (metodo mafioso) "sotto forma di agevolazione della consorteria mafiosa di Angelo Gencarelli". "Il patto - si legge nell'ordinanza - ha comportato, a seguito dell'elezione di Michele Trematerra al Consiglio regionale, un rafforzamento del prestigio esterno della consorteria, che poteva vantare e, all'occorrenza, sfruttare e avvalersi per il raggiungimento delle sue finalità la presenza di un soggetto inserito negli organi istituzionali della Regione Calabria".