Il peso del silenzio e il coraggio di una madre: la scuola si unisce contro il bullismo (VIDEO)
La testimonianza di Maria Catrambone scuote l’istituto “G. D’Antona”: «Le parole uccidono più dei gesti, non lasciate che l’indifferenza nutra i prepotenti»
Ci sono silenzi che fanno rumore e parole che pesano come macigni. Lo sanno bene gli studenti della scuola secondaria dell’Istituto comprensivo “G. D’Antona” di Acquaro-Soriano C., che si sono ritrovati faccia a faccia con la realtà più cruda del bullismo. Non una lezione teorica, ma il racconto di una ferita aperta: quella di Maria Catrambone, madre di Michele Ruffino, il diciassettenne che nel 2018 scelse di interrompere il proprio cammino a causa delle vessazioni subite dai coetanei.
Il cuore della manifestazione, che ha visto la partecipazione attiva di amministratori locali e volontari, è stato il monito lanciato da una madre che ha trasformato il dolore in missione. «Le parole hanno un peso, sono un macigno», ha spiegato Maria ai ragazzi, ricordando come gli insulti rivolti a suo figlio — epiteti legati alla sua condizione fisica e alla sua fragilità — siano stati più letali di qualunque aggressione fisica.
Il messaggio centrale rivolto alla platea di adolescenti è stato un invito alla responsabilità collettiva: «Il bullo da solo non è nessuno, siete voi a dargli forza.»
Nel corso del suo intervento, la donna — che ha scelto di tornare a vivere nella sua Calabria insieme al marito — ha voluto tracciare una linea di demarcazione tra le fredde dinamiche vissute al Nord e il calore umano riscontrato nel sistema scolastico del territorio. Secondo la Catrambone, la forza del Sud risiede proprio in questa capacità di guardare gli studenti negli occhi, andando oltre il semplice programma didattico per abbracciare la sfera emotiva dei ragazzi.
L’incontro si è concluso con un appello accorato alle istituzioni e agli educatori. Maria Catrambone ha ribadito l'importanza di non chiudersi nel proprio malessere, ma di cercare costantemente il dialogo con chi ha il compito di proteggere e guidare i giovani. Un invito a non restare spettatori passivi, affinché la storia di Michele non sia stata scritta invano, ma diventi il seme di una nuova consapevolezza civile.
