I 14 indagati nell'inchiesta della procura di Palmi sono accusati di avere distratto il patrimonio aziendale per non pagare i creditori

Un difetto di notifica ha fatto saltare l'inizio dell'udienza preliminare per il fallimento dell'hotel "Uliveto principessa" di Cittanova. Il gup di Palmi ha fissati la nuova udienza al 15 marzo prossimo. I 14 indagati nell'inchiesta della procura di Palmi sono accusati di avere distratto il patrimonio aziendale della “Oliveto principessa” per non pagare i creditori e ponendo in essere un fallimento pilotato.

Gli imputati Si tratta dell’ennesima tranche dell’inchiesta “Principessa” che, nel 2011, ha portato al sequestro del grande patrimonio immobiliare che faceva capo alla famiglia di imprenditori Giovinazzo di Cittanova. Gli imputati sono Antonio Abramo, Girolamo Giovinazzo, Francesco Giovinazzo classe ‘66, Antonio Giovinazzo, Angelo Giovinazzo, Carmela Giovinazzo, Francesco Giovinazzo ’77, Carmela Guerrisi, Caterina Curinga, Fortunato Curinga, Francesca De Pietro, Giuseppe Laruffa, Andrea Rovella.

L'accusa Secondo quanto si legge nel capo di imputazione, il 16 gennaio 2009 Caterina Curinga e Girolamo Giovinazzo avrebbero costituito la società “Socim srl” con sede a Roma «al solo fine di stipulare il contratto di locazione della società “Oliveto Principessa srl”». Il 5 febbraio dello stesso anno, l’assemblea dei soci avrebbe deliberato all’unanimità di approvare la proposta del socio Antonio Giovinazzo di concedere in locazione l’intera struttura con alienazione dei mobilie «per l’effetto, di dare espresso incarico al CdA di attivarsi per la valutazione di eventuali proposte». Passano 20 giorni e la “Oliveto Principessa” e la “Socim srl” avrebbero stipulato un contratto di locazione in favore della seconda società dell’Uliveto Principessa park hotel di Cittanova, dall’area verde, delle strutture sportive e della piscina all’aperto della durata di 12 anni al canone annuo di 100mila euro. Secondo l’accusa della procura di Palmi, inoltre, tra il 2009 e il 2010 la Oliveto Principessa avrebbe venduto alla Socim «merce varia, attrezzature, impianti specifici…per un valore complessivo di 900mila euro…La società Socim ometteva di versare il canone pattuito…In tal modo la società Oliveto Principessa si privava dell’unico bene produttivo e della gran parte dei beni mobili, a fronte di un canone pattuito in misura inferiore alla media dei canoni di locazione». Come se questo non bastasse, per la procura di Palmi, la società che faceva capo alla famiglia Giovinazzo concorreva a «cagionare il fallimento della società con operazione dolose».