Nove anni di reclusione e 15mila euro di multa. E’ la richiesta di condanna formulata dal pm Veronica Calcagno nei confronti di Antonio Ranieri, 67 anni, nel processo stralcio “Itaca”, il blitz della Dda di Catanzaro scattato nel luglio del 2013, che ha portato in carcere 25 persone ritenute componenti della cosca Gallace-Gallelli di Guardavalle, cosca particolarmente potente, attiva nel basso Jonio Catanzarese, ma con ramificazioni nella zona di Nettuno, nel Lazio e nella provincia di Milano.

Guerra di mafia scongiurata. Il clan, secondo le ipotesi di accusa, avrebbe messo le mani non solo sui villaggi turistici della zona e i grandi appalti, ma anche sul porto di Badolato che doveva per forza essere gestito da Antonio Ranieri, imputato per estorsione aggravata dalle modalità mafiose in concorso con altre persone, “altrimenti sarebbe scoppiata una guerra di mafia”.  Il tribunale collegiale di Catanzaro, presieduto da Antonella De Simone ha aggiornato l’udienza al prossimo 17 luglio, giorno in cui prenderanno la parola gli avvocati di parte civile, il legale Antonietta De Nicolò che rappresenta la “Ranieri Cantieri Nautici” di Pietro Ranieri e dei figli Salvatore e Antonio, l’avvocato Fulvio Orlando del foro di Modena, che rappresenta la Salteg srl, che aveva costruito il porto di Badolato e l’avvocato Vittorio Platì, difensore dell’imputato.

Processo di appello. Per altri dodici imputati, accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso, usura, estorsioni, traffico di sostanze stupefacenti e armi, coinvolti nella stessa inchiesta "Itaca", la Corte di appello si è già pronunciata il 17 luglio del 2019,  con un’assoluzione e undici condanne a pene comprese dai nove mesi ai venti anni di reclusione. (g. p.)