Processo d'appello da rifare per Roberto Rosso, l'ex assessore regionale di Fratelli d'Italia, accusato di voto di scambio politico-mafioso nell'ambito dell'inchiesta sulla locale di 'ndrangheta di Carmagnola che aveva portato al suo arresto nel 2019, poco dopo le elezioni regionali. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza che lo aveva condannato a quattro anni e quattro mesi di carcere con rinvio.

La stessa corte ha annullato senza rinvio l'imprenditore torinese Mario Burlò, che era stato condannato a sette anni di carcere nei precedenti gradi di giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa detenuto per tre anni tra carcere e domiciliari, e per l'agente immobiliare nichelinese Ivan Corvino, che è rimasto in carcere per cinque anni. A loro quasi certamente lo Stato dovrà pagare ingenti somme a titolo di risarcimento. Per ulteriori imputati, oltre che per Rosso, è stato disposto l'annullamento con rinvio a nuovo processo.

La linea difensiva di Rosso, sempre contestata dai magistrati che hanno sostenuto l'accusa, è stata di non sapere che le persone con cui aveva parlato nel corso della campagna elettorale, Onofrio Garcea e Domenico Viterbo (entrambi già condannati in via definitiva), trattando pacchetti di voti e pagando 7.900 euro a fronte di una promessa di 15mila, fossero esponenti delle 'ndrine locali. Adesso si riparte in pratica da zero, o meglio dalla condanna in primo grado. A pronunciarsi dovrà essere un nuovo collegio della corte d'appello di Torino.