Migrante ucciso nell'ex fornace di San Calogero, via al processo ma subito un rinvio a febbraio
Prima udienza davanti la Corte d'Assise di Catanzaro, presieduta dal giudice Alessandro Bravin, del processo per l'omicidio del sindacalista di origine maliana Soumayla Sacko, avvenuto nel pomeriggio del 2 giugno scorso all'esterno di un capannone industriale in disuso e che vede imputato il 43enne Antonio Pontoriero, di San Calogero, nel Vibonese.
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Subito un rinvio. Il processo è stato rinviato al 19 febbraio, senza apertura del dibattimento, a causa di difetti di notifica alle parti offese, i familiari della vittima, che hanno annunciato l'intenzione di costituirsi parti civile. La stessa cosa farà l'Unione Sindacale di Base, nella quale Soumaila Sacko era componente del coordinamento nazionale Lavoro Agricolo. Tutti sono rappresentati dall'avvocato Arturo Salerni del Foro di Roma. Nel corso della prima udienza si è svolta l'ammissione delle fonti di prova. L'imputato è difeso dagli avvocati Salvatore Staiano e Francesco Muzzopappa.
L'omicidio. La vittima venne ferita a colpi di fucile mentre si trovava in località ex fornace, nella frazione Calimera e morì pochi minuti dopo. Nella vicenda rimase ferito anche un connazionale di Sacko. Secondo l'accusa venne ucciso perché notato all'interno dell'ex fabbrica dei veleni prendere alcune lamiere necessarie alla costruzione della propria baracca nel Comune di San Ferdinando. Pontoriero, che considerava il terreno dell'ex fornace "La Tranquilla" come proprio, fu sospettato quasi immediatamente ma non ha mai ammesso il delitto fornendo una versione alternativa sui fatti.
