E' una fase di transizione, la prima dopo il lungo periodo di lockdown. Reggio Calabria, come praticamente tutte le città italiane, è ripartita, seppur a rilento. In riva allo Stretto in una mattinata di fine primavera non c'è il flusso, non c'è il traffico di sempre sul lungomare Falcomatà. I reggini escono, fanno running sul kilometro più bello d'Italia, ma anche nel capoluogo reggino aleggia lo specchio della crisi. La crisi che si tocca con mano, quella che ha portato ancora tanti pubblici esercizi a tenere la serranda abbassata, o quella relativa a quelle attività che sì hanno riaperto, ma a singhiozzo. La paura del coronavirus c'è ancora, le persone devono abituarsi al ritorno alla normalità ed in più le risorse dei portafogli di molte famiglie iniziano a scarseggiare o, in alcuni casi, a non esserci più.

Gli imprenditori del gelato ed il lento ritorno alla normalità. Per tastare un pò il polso della Reggio Calabria che prova a rialzarsi, siamo stati in due luoghi simbolo della storia reggina, due luoghi amatissimi dai reggini e dai turisti: la cremeria "Sottozero" e la gelateria "Cesare". Tito Pennestrì e Davide Destefano, al pari di moltissimi altri imprenditori nel settore che mette in stretta relazione ristorazione e turismo, devono fronteggiare un periodo anomalo. La veranda di "Sottozero" non è più quella di prima, con posti limitati e, di conseguenza, meno afflusso, mentre da "Cesare" la fila contingentata con ingressi limitati rallenta il flusso di un locale abituato a sfornare gelati ad ogni ora della giornata.

"Si è creato un clima di terrore". "Il nostro principale problema - racconta Tito Pennestrì - è l'aver perso tanti posti a sedere nella veranda. Ne avevamo più di novanta, adesso arriviamo ad una trentina. Il coronavirus c'è, esiste, ma è stato creato un clima di terrore. La gente non esce, o comunque, non esce come prima e dopo le nove di sera Reggio è morta". E ovviamente, a fronte di una ripartenza con il freno a mano tirato, Pennestrì ha dovuto fare i conti anche con i tagli al personale con uno Stato e con delle istituzioni che faticano a fornire risposte adeguate.

"Noi dei privilegiati. Ma il problema sarà a settembre". Davide Destefano, proprietario del famosissimo "chiosco verde" "Cesare", all'inizio del lungomare, riconosce: "Noi dobbiamo essere sinceri e dire che rientriamo nella categoria dei privilegiati perchè, anche se non come prima, siamo ripartiti ed il settore della gelateria resiste. Ma, ad esempio, il settore della ristorazione è in forte crisi, tante attività non hanno riaperto. Il vero problema - chiosa Destefano - sarà a settembre, con la data chiave del 30. La data in cui le imprese dovranno mettersi a posto con le tasse. Una data che rischia di lasciare per strada tante imprese che potrebbero non farcela. Il rischio è quello".