Rinascita, il gip di Catanzaro concede i domiciliari al presunto boss di Vibo
Dal carcere ai domiciliari. Questo il verdetto emesso dal gip di Catanzaro nei confronti di Domenico Camillò, 79 anni, ritenuto il massimo esponente della 'ndrangheta a Vibo e arrestato lo scorso 19 dicembre nella maxi operazione "Rinascita-Scott". Accolta l'istanza presentata dagli avvocati Francesco Sabatino e Walter Franzè che hanno ottenuto la scarcerazione del loro assistito detenuto a Caltanissetta e l'alleggerimento della misura cautelare adottata inizialmente nei confronti di colui che gli inquirenti ritengono il reggente della 'ndrina dei "Pardea Ranisi", una dei tre gruppi di 'ndrangheta operanti nella città di Vibo.
Secondo le dichiarazioni del collaboratore Bartolomeo Arena, Camillò vanterebbe rapporti con i Bellocco e, in particolare, con il capo-crimine Oppedisano di Rosarno e sarebbe tra i promotori del nuovo locale costituito a Vibo Valentia nel 2012. Gli avvocati Sabatino e Franze hanno rappresentato al gip che le attuali condizioni di salute del Camillò fossero idonee a superare l’originaria valutazione del gip che nell’applicare la misura aveva ravvisato eccezionali le esigenze cautelari tali da applicare il carcere.
