Omicidio ad Acquaro, Rosario Mazza ucciso per uno schiaffo. Il fratello ha implorato pietà
Una lite al bar alla base della sparatoria avvenuta l'altra sera nel piccolo centro del Vibonese. Alessandro Ciancio ha confessato. Preziose le testimonianze di chi ha assistito all'agguato
di MIMMO FAMULARO
Una serie di dissidi prolungati nel tempo, poi l'ultima provocazione, qualche spintone ed uno schiaffo nel bar del paese, davanti a diversi testimoni, prima dell'agguato e della tragedia. Si sentiva esasperato dalle continue vessazioni e presunti soprusi, Alessandro Ciancio, il 23enne di Piani di Acquaro consegnatosi ieri sera ai carabinieri di Serra San Bruno e ritenuto l'autore dell'omicidio di Rosario Mazza e del tentato omicidio del fratello Simone.
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L'agguato. Secondo la ricostruzione effettuata agli inquirenti nella conferenza stampa che è si tenuta in mattinata al Comando provinciale dei carabinieri di Vibo Valentia, dopo l'ennesima discussione Ciancio sarebbe andato a casa, avrebbe preso la pistola calibro 6,35 e atteso i due fratelli in via Stramandinoli, all'altezza del Bar Italia. E' qui che si è consumata la tragedia. Rosario e Simone sono sopraggiunti sul posto poco dopo le 20 a bordo della loro Fiat Punto. Hanno avuto solo il tempo di scendere dalla macchina e sono stati colpiti a colpi d'arma da fuoco. Rosario non ha avuto scampo. Un proiettile si è conficcato nella schiena mentre tentava la disperata fuga. Simone è stato invece attinto alla gamba, al fegato e al diaframma. Sei i proiettili esplosi, quattro quelli andati a segno. Tre hanno colpito il fratello più piccolo che ha implorato pietà mentre era a terra: “Lasciami stare – avrebbe detto – io non c'entro nulla”. Ciancio si è quindi dileguato facendo perdere le tracce. Non era a casa quando in piena notte i carabinieri sono andati a trovarlo per sottoporlo allo stub. “Si è consegnato – afferma il procuratore Sirgiovanni – quando i fatti erano ormai acclarati e ha iniziato a collaborare”. Nei suoi confronti gli investigatori avrebbero raccolto elementi “pesantissimi” e per questo è stato sottoposto a fermo.
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Il movente. Ad originare la tragedia una serie di dissidi tra i Mazza e Ciancio. L'ultimo episodio ha scatenato la furia omicida del 23enne determinando l'azione di fuoco e la tragedia. Circa un'ora prima, al Bar Italia, ci sarebbe stata una colluttazione tra Rosario Mazza ed Alessandro Ciancio. Qualche spintone ed uno schiaffo in particolare. Una provocazione inaccettabile per Ciancio che si è recato a casa, ha preso la pistola, è tornato sul posto e ha fatto fuoco uccidendo Rosario Mazza e ferendo gravemente il fratello. Ancora non rinvenuta l'arma del delitto che l'autore della sparatoria avrebbe immediatamente gettato nelle vicinanze. “Da parte di Ciancio – ha dichiarato il procuratore Michele Sirgiovanni, - c'è stata un piena confessione. Davanti all'evidenza, d'altronde, il suo atteggiamento non poteva non essere collaborativo”. E' invece rimasto in silenzio Simone Mazza, che si trova ricoverato nel reparto di Chirurgia dell'ospedale di Vibo Valentia dopo essere stato sottoposto ad intervento chirurgico. E' in prognosi riservata, ma non in pericolo di vita. Questa mattina è stato raggiunto allo Jazzolino dal sostituto procuratore Claudia Colucci, che coordina le indagini, per un nuovo interrogatorio.
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L'autopsia. Al piano terra, nell'obitorio, dell'ospedale giace il corpo del fratello, Rosario Mazza. Per l'ultimo saluto bisognerà attendere l'autopsia che verrà effettuata dal medico legale Katiuscia Bisogni. In carcere Alessandro Ciancio, dichiarato in stato di fermo con l'accusa di omicidio e tentato omicidio. Nelle prossime ore comparirà davanti al gip del Tribunale di Vibo che dovrà decidere o meno se convalidare il fermo.
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La velocità dei carabinieri e la collaborazione dei cittadini. Le indagini sono state coordinate dal procuratore facente funzioni Michele Sirgiovanni e dal suo sostituto Claudia Colucci e condotte sul campo dai carabinieri della Compagnia di Serra San Bruno agli ordini di Mattia Ivano Losciale e del Nucleo investigativo di Vibo diretto da Valerio Palmieri. Preziosissimo il lavoro dei militari della Stazione di Arena che hanno agito sotto la guida del brigadiere Giuseppe Crisafulli. Sono stati loro ad indirizzare gli investigatori del Comando provinciale di Vibo e della Compagnia di Serra San Bruno sulla pista giusta. Le ipotesi investigative sono state quindi corroborate dalle attività tecniche. Il cerchio si è quindi chiuso in poche ore. Il procuratore Sirgiovanni ha sottolineato la velocità delle indagini e la collaborazione dei cittadini di Acquaro. “Stavolta – ha dichiarato – non c'è stato il silenzio assoluto come in passato. Chi ha assistito alla sparatoria ha fornito elementi preziosi ai carabinieri e questo evidenzia la fiducia che la gente ha nei loro confronti”. Un particolare sottolineato anche dal colonnello Gianfilippo Magro: “In meno di ventiquattro ore abbiamo risolto il caso. Un episodio affrontato con rapidità ed attenzione grazie alla sinergia di tutti i reparti, in particolare dei carabinieri della Stazione di Arena che hanno saputo intavolare un rapporto costruttivo con quanti erano lì e hanno visto”.
GUARDA IL VIDEO CON L'INTERVISTA AL PROCURATORE SIRGIOVANNI
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