'Ndrangheta nel Vibonese: confermate 14 condanne (NOMI)
Sono state depositate dalla Corte di Cassazione le 204 pagine di motivazioni relative al processo “Rimpiazzo”, a distanza di quattro mesi dalla sentenza. Il verdetto ha confermato la solidità dell'impianto accusatorio contro il clan di Piscopio (Comune di Vibo Valentia), ritenuto un gruppo emergente che cercava di scalzare i Mancuso dal capoluogo vibonese. L'esito finale del procedimento ha sancito 14 condanne definitive e disposto un nuovo processo d'appello per cinque imputati. E' quanto scrive oggi "il Quotidiano del Sud".
Il processo, scaturito dall'operazione omonima del 2019, ha visto la Cassazione sigillare le accuse di associazione mafiosa, usura, estorsione, illeciti in materia di armi, intestazione fittizia di beni e spaccio di droga.
I verdetti confermati e i nuovi giudizi
Le condanne passate in giudicato sono a carico di: Rosario Battaglia (28 anni e 3 mesi), Nazzareno Colace (8 anni e 3000 euro di multa), Domenico D’Angelo (10 anni), Giuseppe D’Angelo (10 anni e 4 mesi), Francesco Felice (13 anni e 8 mesi), Giuseppe Brogna (12 anni), Nazzareno Galati (13 anni e 8 mesi), Pantaleone Mancuso detto “Scarpuni” (8 anni e 3000 euro di multa), Silvano Michele Mazzeo (8 anni e 5000 euro di multa), Nazzareno Pannace (6 anni e 8 mesi), Francesco Popillo (6 anni e 8 mesi), Francesco Romano (6 anni), Pierluigi Sorrentino (6 anni e 8 mesi) e Simone Prestanicola (3 anni).
Un nuovo processo, invece, è stato disposto per Stefano Farfaglia, Angelo David, Salvatore Giuseppe Galati, Benito La Bella e Michele Rinaldo Emilio Staropoli, per i quali la Cassazione ha richiesto una nuova valutazione su specifici capi d’accusa o sulla motivazione della sentenza d’appello.
I ruoli nel clan e le prove
Le motivazioni della Cassazione certificano l'esistenza del sodalizio criminale dal 2009-2010, evidenziando come il clan di Piscopio non si limitasse al traffico di droga, ma operasse anche in altri settori illeciti. Il ruolo apicale è stato riconosciuto a Rosario Battaglia e a Salvatore Nazzareno Galati, figura di spicco e "capo società" del clan. La sentenza ha anche sottolineato l'importanza dell'"American Bar" di Vibo, di proprietà fittizia di Battaglia, che fungeva da base operativa.
I giudici hanno basato le loro conclusioni sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Giuseppe Moscato, Andrea Mantella ed Emanuele Mancuso, trovando ampi riscontri nelle intercettazioni telefoniche e nei servizi di osservazione.
Le altre posizioni esaminate
La Cassazione ha rigettato il ricorso di Pantaleone Mancuso, confermando la sua condanna per estorsione aggravata dal metodo mafioso, e ha accolto solo parzialmente i ricorsi di Benito La Bella e Michele Rinaldo Staropoli, chiedendo un riesame delle loro posizioni per vizi di motivazione su alcuni capi d'accusa.
Per il filone del processo in rito ordinario, invece, si registrano cinque condanne definitive e nuovi processi d'appello per altri quattro imputati, tra cui Raffaele Moscato e Sasha Fortuna. Le motivazioni di questa sentenza, però, non sono ancora state depositate.
