Arriva la sentenza nel processo che vedeva imputati diversi collaboratori di giustizia considerati capi, gregari, sodali, affiliati alla cosca Giampà di Lamezia Terme. Il gup Claudio Paris, adesso, ha emesso nei confronti di 13 pentiti condanne dai 20 a due anni di reclusione. La pena più severa è stata inflitta a Giuseppe Giampà, figlio del promotore della consorteria Francesco Giampà, ritenuto il "reggente" dopo la carcerazione del padre.

Le accuse contestate spaziano dall’associazione a delinquere di stampo ‘ndranghetistico, omicidi tentati e consumati, furti, rapine, detenzione illegale di armi, estorsioni e ricettazione. Pene più pesanti, quindi, rispetto a quelle chieste dal pubblico ministero nelle scorse udienze. In questo processo si erano costituite parte civile il Comune di Lamezia Terme, l’Ala, la Regione Calabria e alcune delle persone offese.



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IL VERDETTO

Giuseppe Giampà, 20 anni di reclusione

Angelo Torcasio, 18 anni di reclusione

Saverio Cappello, 17 anni e 6 mesi di reclusione

Rosario Cappello, 16 anni di reclusione

Giuseppe Cappello, 6 anni di reclusione

Francesco Vasile, 16 anni e 6 mesi di reclusione

Battista Cosentino, 15 anni di reclusione

Luca Piraina, 15 anni di reclusione

Francesca Teresa Meliadò, 6 anni e 8 mesi di reclusione

Vincenzo Ventura, 3 anni di reclusione

Giuseppe Catroppa, 9 anni e 3 mesi di reclusione

Pasquale Catroppa, 10 anni di reclusione

Francesco Mario Meliadò, 2 anni e 6 mesi di reclusione