Pensioni, aumenti bloccati: in 8 anni stangata miliardaria per gli italiani
La raffica di blocchi, sterilizzazioni, contingentamenti degli aumenti delle pensioni collegati all’inflazione ha fatto perdere ai pensionati italiani, negli ultimi nove anni, tra i mille e gli ottomila euro l’anno, a seconda dell’importo dell’assegno. Una cifra rilevante che non verrà mai più recuperata e che ha comportato un taglio permanente della prestazione. A sancire, nero su bianco, il danno derivante dal mancato adeguamento dei trattamenti all’incremento dei prezzi è un Rapporto della Uil realizzato sotto la supervisione del segretario confederale Domenico Proietti.
"Il blocco dell’indicizzazione delle pensioni dal 2011 ad oggi – scrivono i ricercatori del sindacato – ha generato danni gravissimi e permanenti a milioni di pensionati. I diversi meccanismi 'sperimentali', introdotti con il solo scopo di continuare a fare cassa sulle pensioni, hanno fortemente diminuito il potere di acquisto dei pensionati. Un esempio per tutti, un pensionato che nel 2011 aveva un assegno pari a 1.500 euro, oggi riceve una pensione pari a 1.575 euro, mentre se fosse stato utilizzato il meccanismo ordinario avrebbe ricevuto una pensione mensile pari a 1.649 euro, 962 in meno ogni anno: differenza che sarà destinata a crescere per effetto dei blocchi previsti fino al 2021". E, di conseguenza, la perdita è stata via via più grave al crescere dell’assegno. E così, per fare un altro esempio concreto, un pensionato con un assegno pari a 1.900 euro lordi mensili nel 2011 (importo tra le 4 e le 5 volte il minimo), ha subìto nel corso di questi 9 anni un mancato incremento pari a circa 1.378,83 euro lordi annui. In pratica – osservano dalla Uil - è come se quest’anno il pensionato percepisse una mensilità netta in meno. Per chi ha un assegno di 3.000 euro, nel 2011 la perdita annua supera i 4.670 euro, e raggiunge addirittura gli 8 mila euro con un trattamento previdenziale di 4.500 euro lordi del 2011.
