Famiglie a rischio usura, Gratteri: "La mafia arriva dove lo Stato non c'è"
Il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, è intervenuto poco fa ad "Agorà" su Raitre in collegamento Skype. L'argomento di discussione in primo luogo affrontato è stato quello della povertà ai tempi del Coronavirus ed il ricorso a prestiti, da parte delle famiglie italiane, con tassi da usurai. La conduttrice Serena Bortone ha dapprima domandato a Gratteri, che ha chiesto ai calabresi nei mesi scorsi di aprirsi e raccontare le loro testimonianze ai magistrati, come ha fatto a dialogare con i suoi conterranei nell'epoca del coronavirus: "Il dialogo è proseguito - ha affermato il procuratore - tramite mail, pec. La gente se ascoltata, se accolta, si fida. La gente non parla perchè non sa con chi parlare".
Il fenomeno dell'usura aumentato durante il lockdown. "Sono rimasto inascoltato - ha chiosato Gratteri - così come sul tema delle carceri e ho detto che si sono due tipi di problemi accentuati dal coronavirus. In primo luogo, intere famiglie che da generazioni lavorano in nero guadagnando trenta euro al giorno. Ho detto che con il blocco legato al coronavirus non ci saranno più queste entrate ogni giorno e così ci penseranno i mafiosi, i capi mafia a far arrivare la spesa a casa. Per la mafia dove non c'è lo Stato, portare la spesa a casa è importante e chi la riceverà si ricorderà di questo gesto quando si tratterà di votare per il candidato prescelto dalla mafia. La cosa che verrà ricordata è che sul territorio c'era non lo Stato, ma il capomafia. I bonus sono arrivati dopo un mese, intanto la gente aveva bisogno di mangiare". L'altro problema, sollevato da Gratteri, è quello relativo ai ristoratori: "Sono stati tra gli ultimi a poter ricominciare a lavorare, sono in crisi e hanno bisogno di soldi subito e si sono rivolti o si rivolgeranno agli usurai".
"Le banche questa volta non devono ragionare come sempre". "Non ho suggerimenti da dare se non le cose che ovvie che si dicono da sempre. Ho parlato anche con il presidente dell'Abi e gli avevo detto di non ragionare questa volta come le banche, dovete rischiare di più voi, anche se pensate che la gente che possa non pagare in tutto o in parte pagare. Quando poi implode il sistema imprenditoriale a chi li presterete questi soldi? Bisogna distribuire le risorse a chi veramente ha bisogno e ricordo che quando furono distribuiti i tablet si presentò, ad esempio, un signore con un fuoristrada da ottantamila euro".
Le riforme mancate sulla giustizia e le carceri. Sollecitato dalla giornalista Marianna Aprile, Gratteri ha risposto anche sul tema del DAP, l'incidente delle scarcerazioni dei boss durante la pandemia e le riforme mancate: "Col senno di poi penso che se la mia riforma di cinque anni fosse stata approvata, avremmo potuto migliorare il sistema. La mia riforma era basata sull'informatizzazione che abbatte tempi e costi. L'unica cosa che è passata di quella riforma, che contava 250 articoli, è il processo a distanza in video conferenza e solo per questa norma le camere penali hanno proclamato lo sciopero. Ho un approccio molto pratico e quando c'è stato il problema delle rivolte nelle carceri, c'era il problema dei telefonini e allora io ho detto in una riunione importante, dove ero la persona più piccola presente, che non ci voleva niente. Mettiamo un inibitore nelle carceri così non funzionano più i telefonini e mi risposero che non era più possibile comunicare con le guardie. La polizia penitenziaria - ha sottolineato Gratteri - deve comunicare con il direttore, con l'ufficio matricola e con il comandante con il telefono come si faceva trent'anni fa. A me sembra strano che a Modena e Foggia scoppi così d'un tratto la rivolta. Bisogna prevenire i problemi e io avevo suggerito questa proposta già a gennaio, prima della rivolta. La credibilità dello Stato passa anche da queste piccole cose, c'è un sistema dove spesso ci sono addetti ai lavori che non hanno esperienza nel settore e, con tutta la buona fede del mondo, poi fanno danni".
Infine, stuzzicato sulla polemica Di Matteo-Bonafede, Gratteri ha risposto così: "Mi avvalgo della facoltà di non rispondere. Quando parlo lo faccio attraverso le cose che posso dimostrare, non posso esprimere un pensiero se non lo posso dimostrare". La Bortone ha poi chiesto come restituire un senso di immagine alla magistratura, ma il collegamento skype con il procuratore si è interrotto.
