L'amara riflessione di un quarantenne: "Nel Vibonese le capacità e l’onestà, salvo qualche rara eccezione, non contano affatto”

di VINCENZO VARONE 

Gli ultimi saranno i primi. Lungo le vie della fede è esattamente così. Ma lungo i viali dell’umana esistenza, dove gli uomini fanno e disfano seguendo i loro interessi di bottega, di casato e di partito, le cose vanno decisamente in maniera diversa.

L'esempio. “I miei onesti genitori - ci dice, amareggiato e con il disincanto negli occhi, un giovane alla soglia dei quarant’anni e senza lavoro - sin da quando ero ragazzo mi hanno sempre insegnato che bisogna saper sopportare, avere pazienza e avere il coraggio di non scendere mai a patti con nessuno. Se ti comporti così vedrai - mi ripetevano - che prima o poi sarai premiato. Ed io così ho fatto. Ho avuto pazienza e non ho mai ceduto alle tentazioni di chi per avere in cambio voti e applausi alle tante convention ti prometteva mari e monti. Ed ecco il risultato: solo, disoccupato e abbandonato.
La mia unica consolazione continua il nostro interlocutore - è che tutti mi dicono che sono un giovane perbene, educato e sorridente. Belle parole. Ma le parole non mi saziano, non risolvono i mie problemi. Le belle parole non aiutano, infatti, per nulla a superare il vuoti delle giornate e l’assenza di futuro. La verità vera è che oggi vanno avanti gli arroganti, i galoppini e le facce senza scorno. Nel Vibonese, giardino sul mare, le regole erano e sono queste: fare parte del giro. Oppure dare, dare e, poi, sperare di ricevere. Mi sono accorto a mie spese - conclude il quasi quarantenne - che le capacità e l’onestà, salvo qualche rara eccezione, non contano affatto”.

Rassegnazione. Una riflessione amara e di ordinaria rassegnazione quella che vi abbiamo appena offerto. Una delle tante che il cronista è costretto ad appuntare giorno dopo giorno sul suo taccuino mentre nei palazzi del potere e nelle fila dei partiti, con le nuove leve impegnate a perpetuare i vizi dei loro padri e padrini, tutto scorre con gli stessi triti e ritriti rituali di sempre: poltrone, tessere, frecciate, comparsate, impegni solenni, celebrazioni varie, primi piani su facebook. Nessuno si è ancora accorto che il ballo è finito già da un pezzo e che la gente ha sete di equità e di verità.