Efferato omicidio a Vibo: presunto esponente del clan condannato all'ergastolo (NOME)
La difesa ha già annunciato appello, puntando sulla evidente discrasia tra motivazioni e decisione

Le motivazioni della sentenza del processo “Portosalvo” mettono in discussione la ricostruzione accusatoria sul ruolo di Rosario Battaglia nell’omicidio di Mario Longo, ma il dispositivo emesso dal gup distrettuale di Catanzaro lo ha comunque condannato all’ergastolo.
Secondo il giudice, non emergono elementi concreti idonei a dimostrare che Battaglia abbia deliberato o diretto l’eliminazione di Longo. Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che lo chiamano in causa vengono definite non “utilmente corroborate da dati oggettivi” e caratterizzate da una “circolarità della fonte informativa”, con racconti che si sovrappongono senza riscontri individualizzanti. Valutazioni che, lette isolatamente, sembrerebbero condurre a un esito assolutorio.
Eppure il dispositivo pronunciato lo scorso novembre ha inflitto il carcere a vita all’imputato per il delitto commesso il 1° aprile 2012 lungo la strada provinciale 11, in località Facciolo, nella frazione Triparni di Vibo Valentia, nel pieno della faida tra il clan dei Piscopisani e il gruppo dei Patania. Longo fu raggiunto da sette colpi di revolver calibro 357 Magnum esplosi a distanza ravvicinata.
Nel processo con rito abbreviato, Battaglia era indicato come mandante dell’agguato, mentre l’esecuzione materiale era stata ricondotta a Rosario Mantino, poi suicidatosi in carcere nel 2018. Nello stesso procedimento Battaglia è stato assolto per altri due fatti contestati.
La difesa ha già annunciato appello, puntando sulla evidente discrasia tra motivazioni e decisione. Sarà ora la Corte d’Appello a valutare la coerenza complessiva della sentenza.
