Giovane missionario di Mileto morto durante impegno pastorale, intitolazione della Villa comunale
Momento importante a Mileto lunedì 16 agosto. Per quella data è infatti in programma la tanto attesa cerimonia di intitolazione della Villa comunale, sita sul Corso Umberto I, a padre Raffale De Lorenzo il giovane missionario scalabriniano, originario di Mileto, morto 14 anni fa in Puglia nel pieno del suo impegno pastorale. L’evento della intitolazione di uno dei luoghi più belli della cittadina normanna - con atto deliberativo dall’Amministrazione comunale presieduta dal sindaco Salvatore Giordano - vede come promotori il Comune, l’associazione padre Raffaele De Lorenzo, guidata dalla madre del compianto missionario Maria Lustrì e di cui è segretario Giuseppe Stellitano e la Congregazione dei padri missionari scalabriniani.
Il programma dell’evento comprende una celebrazione religiosa alle 19 in piazza Italia e a seguire la cerimonia di intitolazione della Villa comunale. Seguirà l’inaugurazione della seconda collettiva d’arte con la partecipazione di numerosi artisti che sarà preceduta dalla presentazione del giornalista Vincenzo Varone.
Padre Raffale ha lasciato a Mileto tra chi lo ha conosciuto una forte impronta e un messaggio di luce e di speranza soprattutto per le nuove generazioni. Il giovane missionario dovunque è stato è stato sempre accompagnato da suo sorriso che non è mai venuto meno neppure nei giorni dolorosi della malattia. Notevole è stato inoltre il suo impegno appassionato e generoso al servizio della fede e degli umili. Il motto del suo percorso di vita è stato: “Oltre le nuvole c’è sempre il sole, l’amore non dice mai… basta!”.
Durante i suoi primi anni di sacerdozio è stato inviato come missionario in Portogallo e poi in Sud Africa. Dopo il suo rientro in Italia è stato prima a Bassano del Grappa, poi dal 2005 a Siponto di Manfredonia, dove il vescovo l’ha subito nominato direttore diocesano della pastorale migratoria. Anche sotto la spinta di questo incarico, si è tuffato in un’azione a vasto raggio, con una molteplicità di progetti che lo hanno visto sempre in prima linea. Due mesi prima di morire ha raccomandato a uno dei suoi più stretti collaboratori: “Fa sognare ai giovani lo stesso sogno di Dio e sai che il sogno di Dio non si fermerà: i popoli uniti in una sola famiglia”. “La sua morte ci appartiene” ha detto il vescovo di Manfredonia in occasione dei suoi funerali.
