L’inchiesta istruita dalla Procura di Catanzaro riguarda presunti illeciti nell’acquisto di un immobile ubicato a Castrolibero

di GABRIELLA PASSARIELLO


Per quei presunti illeciti nella compravendita di un immobile a Castrolibero relativo all’aggiudicazione della gara di una struttura di tre piani dove sarebbero dovuti sorgere i laboratori dell’Agenzia regionale per la protezione all’Ambiente rischiano il processo dei dirigenti dell’Agenzia e un imprenditore. Si tratta dell’ex direttore amministrativo Arpacal Stefania Domenica Polimeni, Sabrina Maria Rita Santagati, ex commissario e direttore generale dell’ente (nella foto), Francesco Italiano dirigente Arpacal e l’imprenditore cosentino Francesco Dodaro, legale rappresentante della società Efim, proprietaria dell’immobile ubicato a Costrolibero. Per i primi quattro si ipotizza l’abuso di ufficio, Dodaro invece deve rispondere di violazione delle norme in materia di corresponsione dell’Iva.

Le indagini. Una struttura costata  2milioni 152mila euro, un bando che ha avuto un solo concorrente, annullato in prima battuta perché ritenuto inammissibile per l’uso cui era destinato. Sì perché la naturale destinazione dell’immobile era per uffici pubblici e non per laboratori. Un appalto che andava fatto a tutti i costi al punto da resuscitare un bando archiviato per aggiudicarlo alla Efim finanziaria del gruppo Dodaro. Sarebbe bastato modificare una leggina ed ottenere un parere positivo di fattibilità. Il cambio di rotta è avvenuto  nel settembre 2010. Sotto la giunta Scopelliti viene nominata Sabrina Santagati, che decide, come primo atto dopo l’insediamento, di revocare l’annullamento del bando di gara, senza richiedere alcun parere tecnico, senza tener conto dell’analisi condotta da Valerio Donato, docente all’università Magna Grecia ed esperto nel settore,  se non dopo aver fatto resuscitare il bando. Pareri che avrebbero comunque confermato a posteriori la fattibilità del bando e smentito il precedente stop. Una vicenda che è costato un buco milionario alle casse della Regione al punto da non poter approvare i bilanci successivi. Ma oltre al danno anche la beffa. I laboratori dell’Arpacal non sono mai  arrivati nella struttura di Castrolibero, che continua ad essere considerata non a norma per l’uso richiesto nonostante tutti i soldi spesi. In altre parole si spendono due milioni di euro a vuoto, visto che occorrerebbe almeno il doppio della somma per rendere fruibile un immobile dove al momento c’è solo qualche ufficio amministrativo che nulla ha a che fare con i tanto agognati laboratori.


Il sequestro. Nel mese di maggio 2016 il gip del Tribunale di Catanzaro Giuseppe Perri, su richiesta del procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri e del sostituto Alessandro Prontera, contitolari delle indagini, aveva emesso un decreto di sequestro di beni per un valore di circa 360mila euro. Tra i beni sequestrati conti correnti, azioni e un appartamento tutti riconducibili alla Efim, finanziaria del gruppo Dodaro e proprietaria dell’immobile ceduto all’Agenzia regionale per la protezione Ambientale. Adesso la parola passa al gip del Tribunale di Catanzaro che nel contradditorio tra accusa e difesa dovrà decidere se accogliere la richiesta formulata dalla Procura di processare i cinque indagati.