Un colpo di spugna che azzera anni di indagini e pesanti condanne. La Corte d’Appello di Catanzaro ha pronunciato una sentenza di assoluzione totale nei confronti di Sergio Ugo Roberto Greco, di suo figlio Cristian e del collaboratore di giustizia Luca Piraina. Quello che in primo grado era stato descritto come un pericoloso sodalizio criminale autonomo, radicato nel quartiere San Teodoro, è svanito di fronte al vaglio dei giudici di secondo grado.
​La decisione della Corte rappresenta un successo per il collegio difensivo, rappresentato dagli avvocati Antonio Larussa e Lucio Canzoniere. I legali sono riusciti a dimostrare l'insussistenza delle accuse che, nel marzo 2023, avevano portato il Gup Luca Bonifacio a infliggere pene severe: ​8 anni per Sergio Ugo Roberto Greco (indicato come presunto boss), ​6 anni per il figlio Cristian e ​4 anni per il pentito Luca Piraina.
​Le accuse spaziavano dall'associazione mafiosa all'estorsione, fino allo spaccio di stupefacenti. Tuttavia, i giudici d'Appello hanno accolto in pieno la tesi difensiva, stabilendo che le prove raccolte non erano sufficienti a configurare l'esistenza di un clan mafioso operativo tra il 2007 e il 2014.
​Il processo era nato dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, tra cui lo stesso Piraina, che avevano delineato l'esistenza del cosiddetto "Clan Greco". La difesa ha invece sempre sostenuto che tali ricostruzioni fossero prive di riscontri oggettivi e che le attività contestate non avessero i connotati dell'organizzazione mafiosa.
​Con la formula "il fatto non sussiste", la Corte ha scagionato Sergio Greco dall'accusa di essere il promotore del gruppo e il figlio dall'essere parte attiva nelle estorsioni. Un verdetto che chiude, almeno per ora, un capitolo giudiziario iniziato con i blitz delle forze dell'ordine e basato sulle ombre di una cosca che, per i giudici d'Appello, non è mai esistita.