Condivise le censure difensive incentrate sulla mancanza di un quadro indiziario idoneo a giustificare l’applicazione di una misura cautelare per concorso in associazione mafiosa

Non supera il controllo del giudizio di legittimità l’ordinanza del Tribunale del riesame di Reggio Calabria, che, pur sostituendo la misura della custodia in carcere con quella degli arresti domiciliari, aveva confermato l’impostazione accusatoria, nel processo “Provvidenza”, nei confronti di Gioacchino Careri, 26 anni, noto imprenditore oleario di San Ferdinando, difeso dagli avvocati Domenico Alvaro e Domenico Malvaso, che era stato tratto in arresto con la pesante accusa di concorso esterno nell’associazione mafiosa facente capo alla famiglia Piromalli.

Accogliendo il ricorso dei difensori, avvocati Malvaso ed Alvaro, la Suprema Corte di Cassazione ha annullato con rinvio, per un nuovo e più approfondito esame, l’ordinanza del Tribunale di Reggio Calabria, condividendo le censure difensive incentrate sulla mancanza di un quadro indiziario idoneo a giustificare l’applicazione di una misura cautelare per concorso in associazione mafiosa.