'Ndrangheta, dalla faida alla supremazia: l’ascesa silenziosa del clan (NOMI)
La cosca tra controllo del territorio, alleanze e continuità di potere

Nasce dal sangue di una faida e si consolida nel silenzio di un potere che non ha bisogno di clamore. La storia del clan Santaiti è la fotografia di come una ’ndrina possa trasformarsi, nel corso dei decenni, da protagonista di uno scontro locale a pilastro stabile dell’assetto mafioso calabrese. Un’evoluzione costruita attraverso leadership riconosciute, relazioni strategiche e una presenza costante sul territorio, che ha reso la cosca uno degli attori più difficili da scalfire nella Piana di Gioia Tauro.
L’ascesa del clan prende forma negli anni Settanta, durante la violenta faida di Seminara, quando i Santaiti riescono a prevalere sulla ’ndrina rivale dei Pellegrino. Da quel momento lo scontro lascia spazio al dominio: la vittoria segna l’inizio di una supremazia territoriale che consente al gruppo di affermarsi come riferimento mafioso dell’area, imponendo un controllo capillare sulla comunità e sulle dinamiche economiche locali.
Consolidata l’egemonia, la cosca rafforza il proprio ruolo attraverso alleanze strategiche con clan vicini, in particolare con i Gioffrè. Rapporti fondati su interessi comuni e su una collaudata solidarietà criminale, che inseriscono il clan Santaiti tra i nodi centrali della rete ’ndranghetista reggina.
Ai vertici emergono figure considerate di assoluto rilievo. Carmine Demetrio Santaiti è indicato come l’attuale capobastone, affiancato da Gaetano Santaiti, in un sistema di comando che garantisce continuità, disciplina interna e capacità di adattamento ai mutamenti del contesto criminale.
Sul piano operativo, la cosca è storicamente attiva nei settori tradizionali della ’ndrangheta: traffico di droga, estorsioni e armi. Emblematico un episodio del 2008, quando un affiliato fu arrestato in possesso di un vero e proprio arsenale, conferma della pericolosità e della forza intimidatoria del gruppo.
La parabola del clan Santaiti riflette l’evoluzione stessa della ’ndrangheta calabrese: da organizzazione familiare legata alla faida e al controllo armato del territorio a struttura solida, capace di durare nel tempo e di esercitare un potere silenzioso ma profondo.
