‘Ndrangheta: nuova “faida dei boschi”, chiesto ergastolo per omicidio Todaro
Il pm ha avanzato alla Corte d'Assise di Catanzaro la richiesta di pena del carcere vita per l'imputato di San Sostene, accusato di aver preso parte al delitto di Giuseppe Todaro
Ergastolo per Michele Lentini, 45 anni, di San Sostene (Cz), accusato dell'omicidio e dell'occultamento del cadavere di Giuseppe Todaro, scomparso la sera del 22 dicembre del 2009 a Guardavalle. Questa la richiesta di pena formulata dal pubblico ministero Vincenzo Capomolla dinanzi alla Corte d'Assise di Catanzaro.

L’omicidio di Giuseppe Todaro è da inquadrarsi, secondo gli inquirenti, nell’ambito della nuova “faida dei boschi” e guerra di mafia scoppiata a cavallo di ben tre province (Catanzaro, Vibo e Reggio), con il Gallace di Guardavalle che si sarebbe scontrato con un nuovo “locale” di ‘ndrangheta costituito attorno ai Sia-Tripodi-Procopio. Secondo l’impalcatura accusatoria, Maurizio Tripodi (cugino del defunto boss di Serra San Bruno Damiano Vallelunga) assieme a Vittorio Sia (poi ucciso in un agguato) e Michele Lentini (il processo nei suoi confronti è ancora in corso), avrebbero attirato la vittima in una trappola. Prelevato e nascosto in un furgone, Todaro sarebbe stato poi ucciso a San Sostene e il suo corpo sotterrato con l'aiuto di un escavatore.
Nel corso della requisitoria , il pm ha sostenuto che l'imputato "ha partecipato alla preparazione e alla esecuzione dell'omicidio di Todaro che per le sue velleità criminali era divenuto un pericolo per la cosca di Soverato".
Si tornerà in aula il prossimo 23 giugno per le arringhe degli avvocati difensori Nicola Cantafora e Massimo Scuteri. (g.b.)
