Armi e munizioni, la Corte d'appello conferma la condanna a "Toro" Mazzaferro
All'imprenditore 80enne di Gioia Tauro 4 anni e otto mesi di reclusione per porto, detenzione e occultamento di armi comuni e da guerra
La Corte di appello di Reggio Calabria ha condannato, nella mattinata di ieri, Teodoro Mazzaferro a 4 anni e 8 mesi di reclusione. L’imprenditore 80enne di Gioia Tauro è accusato di porto, detenzione e occultamento di armi comuni e da guerra. I giudici di piazza Castello hanno applicato un piccolo sconto di pena a fronte dei 4 anni e dieci mesi comminati in primo grado a Mazzaferro dal collegio del Tribunale di Palmi. La procura generale di Reggio Calabria, alla fine della requisitoria, aveva la conferma della condanna. I legali di Teodoro “Toro” Mazzaferro, gli avvocati Domenico Putrino e Guido Contestabile, avevano chiesto l’assoluzione per il loro assistito.
Le indagini Nel corso delle indagini, i carabinieri della compagnia di Gioia Tauro, avevano collegato l’imprenditore gioiese a nove episodi diversi di detenzione, porto e occultamento di armi. In un terreno situato in contrada “Guardiola” a Gioia Tauro, infatti, i militari dell’Arma avevano trovato 250 proiettili 9×19 parabellum e un fucile mitragliatore smontato, mentre in un muro a secco che faceva parte di una delle lottizzazioni di Mazzaferro, nei pressi dell’ospedale di Gioia Tauro, era stata trovata un pistola 7.65. Gli episodi contestati risalivano al periodo che va dal giugno al luglio del 2013, mentre l’arresto era scattato il 23 dicembre 2015.
