Non ce l’ha fatta il bambino di soli dieci mesi che da 53 giorni lottava tra la vita e la morte nel reparto di rianimazione del centro grandi ustionati del Policlinico di Bari. Il piccolo si è spento nelle scorse ore, nonostante i prolungati sforzi dei medici per salvarlo dalle gravissime lesioni riportate lo scorso novembre nella sua abitazione di Monacizzo, frazione di Torricella. 

L’incidente, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, si era consumato in pochi, fatali istanti. Il piccolo si trovava nel suo girello quando è stato investito dall'acqua bollente fuoriuscita da un bollitore elettrico. Un impatto devastante che gli aveva causato ustioni di secondo e terzo grado su gran parte del corpo. Dopo un primo passaggio all'ospedale di Manduria, le condizioni critiche avevano imposto il trasferimento d'urgenza a Bari, dove il neonato è rimasto in coma per settimane prima del tragico epilogo. La notizia della morte ha scatenato una reazione di dolore estremo che è sfociata in momenti di forte tensione all'interno del reparto ospedaliero. Il coinvolgimento di familiari e personale sanitario è stato tale da richiedere l'intervento delle forze dell'ordine per riportare la calma tra le corsie del Policlinico nelle ore successive al decesso.

La magistratura ha immediatamente aperto un fascicolo per fare piena luce sulla vicenda. Il pubblico ministero Salvatore Colella ha disposto il sequestro della salma, attualmente a disposizione dell'autorità giudiziaria presso l'obitorio del Policlinico, in attesa di decidere se procedere con l'esame autoptico. Al momento, la madre del bambino risulta indagata come atto dovuto: l'ipotesi di reato, inizialmente di lesioni personali colpose gravi, è ora al vaglio degli inquirenti per un'eventuale riqualificazione. Le indagini, condotte dal Commissariato di Manduria, mirano a ricostruire con esattezza la dinamica di quei drammatici momenti in cui la donna era l'unica presente in casa con il figlio.