Omicidio in Calabria: i pentiti riaprono il caso (NOMI)
Per cinque anni l’omicidio di Giovanni Gaetani, freddato nel dicembre 2020 da 14 colpi d’arma da fuoco mentre rientrava a casa, era rimasto un “cold case”. Nessun colpevole, nessuna pista definita, solo il silenzio dei clan. Ora la Dda di Catanzaro ritiene di aver chiuso il cerchio sui presunti responsabili: Pasquale Forastefano, Nicola Abbruzzese detto Semiasse, e Domenico Massa, ognuno con un ruolo preciso. I tre compariranno oggi alle 14 davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia.
A far riemergere la verità sarebbero state le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, tra cui Luca Talarico, che dopo la condanna a 12 anni ha scelto di collaborare nel novembre 2023. Nei suoi verbali, Talarico racconta di aver visto per giorni un furgoncino bianco – poi demolito – parcheggiato nel capannone di un’azienda che gestiva in fitto, mezzo che, avrebbe appreso successivamente, era stato utilizzato per l’omicidio. Fu lo stesso Massa, secondo il racconto del pentito, a collegare quel veicolo al delitto, mostrandogli una notizia di stampa sull’esecuzione di Gaetani: «Ecco a cosa serviva quel furgone bianco parcheggiato nella tua azienda».
Secondo l’accusa, Forastefano, reggente dell’omonima cosca, avrebbe ideato l’omicidio, condividendolo con Abbruzzese, capo della cosca degli “Zingari”, incaricato di fornire un killer di fiducia. Massa, uomo di Forastefano, avrebbe garantito il supporto logistico, mettendo a disposizione il capannone per custodire armi e mezzi.
Talarico ha inoltre riferito che Massa gli avrebbe confidato di aver partecipato alla riunione in cui il delitto venne deliberato, alla presenza di esponenti delle famiglie Forastefano e Abbruzzese, della criminalità di Corigliano e di un uomo di Altomonte. Nessun dettaglio, invece, sulle modalità di esecuzione.
Il collaboratore non avrebbe mai visto armi nel proprio capannone, ma ne avrebbe notate diverse – kalashnikov, fucili e pistole – nell’impresa di Massa, occultate in grandi cassette per la frutta. Quelle armi, secondo Massa, erano del «compagno», il termine usato per indicare Pasquale Forastefano.
