“È un invito ad esplorare i segreti di uno dei più grandi bacini minerari del Sud Italia, che abbiamo la fortuna di avere all’interno del nostro Parco, come un luogo dove storia e natura si intrecciano in un racconto affascinante”.

Così il Commissario del Parco Naturale Regionale delle Serre, Alfonso Grillo, ha introdotto il progetto che punta alla valorizzazione del passato minerario e siderurgico della vallata dello Stilaro, presentato nel corso di una conferenza stampa che si è svolta in Cittadella regionale alla presenza dei sindaci dei comuni di Mongiana, Bivongi, Pazzano, Stilo e Monasterace.

“La Via del Ferro”, rappresenta un percorso volto ad esplorare e soprattutto a riscoprire anche in ottica turistica, quello che fu uno dei più grandi bacini minerari del Sud Italia, le cui tracce sono ancora ben visibili sul territorio dando forma a un itinerario suggestivo tra storia, paesaggi mozzafiato e archeologia industriale, tra imbocchi di miniera, case operaie, depositi, discariche, ferriere, e fonderie, memorie di una delle attività industriali che nel passato facevano di questa area un punto di riferimento industriale del Sud Italia, dell’antico Regno delle Due Sicilie.

Si pensi a Bivongi, dove si temperava il ferro, o Argentera il cui nome fa ovviamente riferimento all’antica miniera di argento; ed ancora, Argalia dove batteva il “maglio”; Fharcu con la presenza di miniere di calcopirite; la fiumara Assi che in passato veniva chiamato anche “il fiume dell’argento”; Mulinu do fhurnu e Angra do Furnu per la presenza di forni fusori; “Argastili” nome greco di una officina; l Forno nei pressi di Camini e lo stesso toponimo di Camini che indica la presenza di forni.

"Vogliamo rappresentare – ha affermato Alfonso Grillo – un viaggio storico e culturale che non riguarda soltanto quel territorio ma riguarda l’intera Calabria perché c’è un aspetto culturale, antropico e sociale che va studiato, anche per capire se è proprio il momento storico della chiusura della fabbrica di Mongiana ad aver prodotto quei fenomeni che ancora oggi penalizzano la Calabria e il Mezzogiorno, ovvero l’emigrazione".