La donna ha confessato l'omicidio del marito Rocco Cutrì: ho visto la roncola sotto il divano e ho capito che mi voleva morta

Giuseppina Barca è comparsa ieri mattina davanti al gip del Tribunale di Palmi Barbara Borelli per l’udienza di convalida del fermo. Il gip, nel tardo pomeriggio di ieri, ha convalidato il fermo e ha emesso la misura cautelare in carcere.
All'udienza hanno partecipato anche il legale della donna, l’avvocato Antonio Attinà, e il sostituto procuratore titolare dell’indagine Ignazio Vallario. Una confessione - come riportata nell'edizione di oggi di Gazzetta del Sud - quella della 63enne di Castellace di Oppido Mamertina, nella quale ha raccontato i particolari dell'omicidio di suo marito Rocco Cutrì, di 70 anni, con una roncola. Un omicidio che sarebbe maturato dopo lunghi anni di presunti maltrattamenti da parte dell’uomo che aveva deciso di sposare e con cui aveva avuto due figli, uno dei quali ucciso nel 2008 a Sinopoli.

"Mi voleva uccidere" "L’ho ucciso – avrebbe dichiarato la donna – perché temevo per la mia incolumità. Quella mattina (lunedì ndr) non faceva altro che dirmi che quel giorno dovevo morire». La Barca ha raccontato che anche la mattina dell’omicidio sarebbe stata picchiata in modo violento da suo marito mentre si trovavano in campagna. «Dopo 46 anni di soprusi, maltrattamenti e percosse – ha aggiunto la donna - anche quella mattina mi ha pestato". La paura costante di potere essere uccisa si sarebbe tramutata in certezza, ha detto l’indagata, quando nel primo pomeriggio avrebbe trovato una roncola sotto il divano di casa. Lo stesso arnese che la donna avrebbe usato per ammazzare il marito. «A quel punto – ha sottolineato Giuseppina Barca – ho capito che parlava sul serio: sono entrata nella camera da letto in cui era sdraiato, ma non stava dormendo. L’ho colpito alla testa. Non volevo ucciderlo, ma solo paralizzarlo». Un racconto lucido e tragico, che dovrà essere vagliato dagli inquirenti che indagano sul delitto. Intanto, il giudice per indagini preliminari ha convalidato il fermo e ha applicato la misura cautelare in carcere.

Non stava dormendo La Barca non si sarebbe resa conto subito di avere ucciso suo marito. E per paura che potesse usare la roncola contro di lei sarebbe uscita di casa e l’avrebbe gettata nel giardino di una casa disabitata, dove poi l’hanno ritrovata i carabinieri poche ore dopo il delitto avvertiti dal figlio della coppia. La donna avrebbe detto di non ricordarsi l’ora in cui ha ucciso il marito. Ne ha fornito, però, un profilo non proprio da compagno ideale. "Era un padre-padrone – avrebbe affermato Giuseppina Barca – che mi ha picchiato per 46 anni". Nel corso dell’interrogatorio, è stata confermata l’esistenza dell’informativa i cui contenuti sono stati riportati nell’edizione di ieri di Gazzetta del Sud. Il 4 febbraio scorso, la Barca aveva chiamato il 112 per dire che suo marito la picchiava e la voleva uccidere. Raggiunta dai carabinieri, la donna non aveva voluto denunciare e aveva pregato i militari di non dire nulla al marito. "Ho commesso l’errore – ha detto la Barca al gip – di non averlo denunciato".