La provincia di Vibo Valentia emerge come una delle realtà più esposte al fenomeno degli scioglimenti per infiltrazioni mafiose in Calabria. Il dossier “Il male in Comune” di Avviso Pubblico fotografa una situazione critica: dal 1991, in Italia, è stato sciolto in media un Comune al mese per legami con la criminalità organizzata, e tra le province più colpite spiccano Vibo Valentia, con 17 scioglimenti, e Reggio Calabria, insieme a Campania, Sicilia e Puglia. Su 402 scioglimenti registrati fino al 2025, una quota significativa riguarda piccoli Comuni calabresi, spesso con meno di 5mila abitanti, ma la pressione mafiosa interessa anche centri più grandi e nodi strategici, dimostrando la pervasività del fenomeno.

Il dossier sottolinea come il rischio di infiltrazione non si limiti alle realtà periferiche: circa il 10% dei provvedimenti ha riguardato enti con oltre 50mila residenti. La mafia moderna privilegia collusione e corruzione rispetto alla violenza diretta, agendo spesso sotto traccia e rendendo essenziale il monitoraggio costante del territorio. Secondo il sostituto procuratore della DNA, Salvatore Dolce, solo il coinvolgimento attivo dei cittadini e delle associazioni può creare una rete di prevenzione efficace.

Accanto al quadro critico, il dossier evidenzia esempi positivi di rinascita civile. Comuni come Monte Sant’Angelo hanno mostrato che, dopo lo scioglimento, il rilancio della comunità è possibile grazie alla mobilitazione di cittadini, scuole e associazioni culturali. Eventi simbolici come la marcia “Il silenzio non fa per noi” testimoniano come la partecipazione collettiva possa ripristinare fiducia e legalità.

Tuttavia, il report segnala anche criticità strutturali: 83 enti locali sono stati sciolti più volte, e 31 sindaci rimossi sono stati successivamente rieletti, a dimostrazione della fragilità della fiducia democratica. Avviso Pubblico propone di rafforzare il ruolo dei commissari prefettizi, monitorare le amministrazioni anche dopo le elezioni e introdurre strumenti intermedi per gli enti parzialmente compromessi. Il presidente dell’ANAC, Giuseppe Busia, sottolinea che la risposta non può essere solo repressiva: servono trasparenza, partecipazione civica e resilienza amministrativa per costruire un tessuto democratico solido.