LA LETTERA | ViboInsieme scrive al Papa a difesa dei quadri della chiesa di "Sant'Antonio"
Il presidente dell'associazione Michele La Rocca si rivolge anche al Generale dei Cappuccini per evitare il trasferimento richiesto dai frati
Santità,
con questa umile nota mi permetto di sottoporLe una questione che da giorni angustia la Comunità Cattolica di Vibo Valentia. In seguito alla chiusura del convento dei Padri minori Cappuccini di Vibo Valentia, rimasto sprovvisto di frati, lo stesso Ordine sembra aver chiesto il trasferimento di alcune opere d'arte, tele rappresentanti l'Immacolata con santi, custodite nell'annessa Chiesa di Sant'Antonio di Padova per trasferirle a Lamezia Terme, sede regionale dell'Ordine, sull'assunto che siano di loro proprietà.
Le opere d'arte custodite nella chiesa costituiscono parte integrante del patrimonio culturale e cultuale della città di Vibo Valentia da oltre tre secoli (1700). Tali opere hanno valore sacro e sono oggetto di culto da parte degli abitanti della città di Vibo Valentia, essendo la chiesa suddetta centro di pellegrinaggio e devozione in particolare nelle giornate dedicate al santo di Padova.
A parte ciò, tali oggetti costituiscono anche parte dell'apparato decorativo di suddetto edificio ecclesiastico e sono sentiti come propri dalla comunità vibonese in senso lato. Inoltre, non si capisce per quale motivo i frati Cappuccini calabresi siano così attaccati a tali beni, visto che secondo i loro statuti la vita monastica è improntata ai principi di povertà e astrazione da ogni bene terreno, tanto da sottrarli alla Comunità di appartenenza.
Per questo motivo, Santità, mi permetto di appellarmi alla Sua voce per mettere fine ad una diatriba certamente non confacente ai fini religiosi. Credo che l'umiltà sia la base della vita, ma non credo che occorra umiliare i devoti con tali decisioni.
La nostra terra è già piena di problemi, aggiungerne altri non credo sia giusto cristianamente. Nel Vibonese ci sono tantissimi disoccupati e famiglie prive di ogni sostentamento se non fosse per l'aiuto e il sostentamento che la solidarietà, ancora molto viva, può dare. Mi permetto, pertanto, di invitarLa a venire anche in visita anche in questo lembo di terra dimenticato da tutti, ultimo in tutte le graduatorie italiane. Sarebbe un segnale importante di speranza per noi tutti.
La ringrazio per quanto potrà fare.
Ho l’onore di professarmi con profondo rispetto. Il servo più umile ed obbediente di Sua Santità.
