Si è alzato ieri il sipario, nella suggestiva cornice di Palazzo Gagliardi a Vibo Valentia, sulla terza edizione del Festival delle Arti, manifestazione organizzata dall’IIS Morelli-Colao, in rete con l’Iti-Itg e con l’Istituto alberghiero. Ed il linguaggio dell’arte nel suo significato più profondo, ha richiamato l’attenzione su un evento di grande richiamo culturale.

 

Non casualmente, erano presenti, il vescovo della diocesi, mons. Attilio Nostro, il questore Cristiano Tatarelli, il presidente della Provincia Salvatore Solano, l’assessore alla Cultura Antonella Tripodi, per l’Ufficio scolastico regionale Sabrina Nardo ed ovviamente i dirigenti scolastici coinvolti, Raffaele Suppa, Eleonora Rombolà e Maria Gramendola. Nella prima giornata, riflettori accesi sulla necessità di “Fare scuola fuori dalla scuola”. Un modus operandi ben chiaro agli studenti del Morelli-Colao che hanno messo in scena, guidati dalla prof.ssa Bianca Cimato, una rappresentazione sulla primavera araba.

 

Gli studenti del liceo artistico, con il coordinamento dei docenti Staropoli, Delapa, Lopreiato, Pancari, hanno invece animato i tanti laboratori presenti nella prestigiosa residenza della Vibo antica. Parole chiare quelle del dirigente scolastico Raffaele Suppa: “Questa -ha evidenziato - è una scuola oltre le mura, aperta e dinamica, che sperimenta apprendimenti situazionati, compiti di realtà competenze trasversali e di cittadinanza attiva”. D’altronde, “l’apprendimento per essere significativo deve coinvolgere nel protagonismo attivo gli studenti. Non c’è educazione a comprendere senza coinvolgere attivamente la fisicità del corpo ed il contatto con l’ambiente nei vari contesti in cui viene realizzato”.

 

Per il ds del Morelli Colao, “pensare che l’apprendimento possa avvenire solo stando seduti a un banco ed ascoltare per ore l’insegnante che parla è illusorio perché l’apprendimento significativo non avviene solo con le parole ma deve coinvolgere tutti in un protagonismo attivo”.
Ricordando Vigotski, il padre del costruttivismo, “potremmo dire -ha chiosato - che la conoscenza più profonda deriva dall’interazione orizzontale in i propri coetanei. Utilizzare spazi a cielo aperto, parchi, musei e palazzi storici per ripensare la scuola e le relazioni tra comunità educante e territori”.