E’ stato discusso innanzi al TAR di Catanzaro, il ricorso per ottenere la sospensiva della demolizione del Chiosco Azzurro in Vibo Marina nel quartiere Pennello che già in data 13 maggio il Comune di Vibo Valentia aveva provato a demolire con l’ausilio delle forze dell’Ordine oltre alla presenza di tutte le autorità Istituzionali per quella che veniva dipinta per una nuova pagina di legalità. La richiesta degli avvocati della difesa era quella di una sospensiva della demolizione chiesta dall'Ente, rappresentato dall'avvocato Maria Stella Paolì e che puntava al rigetto del ricorso. Il Tar, presieduto dal Giancarlo Pennetti, e con provvedimento a firma del relatore Gabriele Serra, ha invece accolto l’istanza cautelare dei legali, ordinando la sospensione della demolizione.

"Volevo ricordare -scrive il proprietario Giuseppe Francolino  - che ho resistito fisicamente alla demolizione il 13 maggio di quest’anno sventando pertanto il tentativo e rimandano l’azione delle ruspe. Sono stato costretto a mettermi un cappio al collo minacciando di impiccarmi ed avere vicino a me candeggina da ingerire e benzina con cui incendiarmi. Tutto alla presenza di mia moglie, gravemente malata, mentre fuori il circo della legalità continuava ad operare".

"Da quando a maggio, solo attraverso i giornali -prosegue - ho avuto conoscenza dell’intenzione di demolire il chiosco azzurro ho chiesto solamente di ricevere la prova che il Comune di Vibo Valentia mi avesse notificato l’atto di demolizione ma nessuno è stato in grado di esibire la famosa raccomandata di ricezione della ordinanza. Ho combattuto da solo, nel solito silenzio, confortato solamente dai miei legali Avv.ti Giovanna Fronte, Gioconda Loredana Ceravolo e Marco Talarico che immediatamente, dopo aver visionato gli atti al Comune di Vibo Valentia, diffidavano il Comune proprio per la evidente mancata conoscenza dell’atto di demolizione che mai, ribadisco, mi è stato notificato. Anche i mezzi di informazione motivavano il rinvio della demolizione paventando la presenza di eternit di copertura sul chiosco ( circostanza peraltro falsa perché, anche al più sprovveduto tecnico si tratta di innocua cementite ) e non già sulla mancata esibizione da parte dell’Ente Comune della prova che di tutto il procedimento mi fosse stata dato avviso come previsto dalla legge".

Il problema del rione Pennello e dell’abusivismo edilizio "per il Comune è solamente quello di Francolino e del Chiosco Azzurro. Nell’attesa di demolire la mia casa nessuno si è girato verso l’interno del Pennello ove esistono numerosi interi palazzi di cinque piani, con unico proprietario, o graziosi villini abusivi che so essere anche di dirigenti del Comune di Vibo Valentia. Solo il 18 maggio 2021 il messo notificatore del Comune, bontà sua, ha provveduto a notificarmi la famosa ordinanza di demolizione nr. 11 emessa nel lontano 26 novembre 2020 con ciò dandomi non solo la legale conoscenza del procedimento ma soprattutto la possibilità di presentare il ricorso al l TAR Calabria. A questo punto però alcune domande sorgono spontanee : ma se non mi fossi opposto fisicamente alla demolizione il circo della legalità avrebbe commesso un illecito? Ed ancora : perché negare che il Comune non è stato in grado di seguire un semplice procedimento Amministrativo ? Perché, solo con la forza ed arroganza , si è provato ingiustamente a demolirmi casa ? A chi sarebbe andata l’area oggi in mia proprietà ? Quali interessi vi sono dietro ?
Perché la macchina della legalità non procede a liberare gli immobili abusivamente occupati di proprietà del Comune ? Perché non vi fate una passeggiata ai piedi del Castello di Vibo ove esiste un intero palazzo occupato abusivamente ? Oppure una passeggiata alle case popolari per verificare chi fruisce delle stesse ? Se legalità vi deve essere deve passare necessariamente dal rispetto delle procedure e degli atti legali".