‘Ndrangheta, chiesto il rinvio a giudizio per 30 indagati (NOMI)
Comuni e Regione Calabria parte civile. Accusati di associazione mafiosa, estorsioni, frodi fiscali e ricettazione di beni provento di furti
Si è aperta ieri davanti al Gup Sandro Pecorella a Bologna l’udienza preliminare dell’inchiesta di ‘ndrangheta denominata “Ten”, così chiamata perché le misure cautelari erano scattate a dieci anni dalla maxioperazione “Aemilia”. Il pubblico ministero della Dda Beatrice Ronchi ha chiesto il rinvio a giudizio per trenta imputati, le cui posizioni vengono ora esaminate dal giudice.
Tra questi, sei uomini sono accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso con epicentro a Reggio Calabria e operatività anche a Modena, Parma e Piacenza. Le indagini della Polizia di Stato contestano la struttura operativa del gruppo Arabia, ritenuto in possesso di armi e dedito a estorsioni, truffe, ricettazione di beni provento di furti a ditte di autotrasporto, oltre ad attività finalizzate ad agevolare il sodalizio mafioso.
Gli inquirenti segnalano anche frodi fiscali e emissione di fatture per operazioni inesistenti, per un totale di circa 1,8 milioni di euro, uno dei metodi preferiti dalla ‘ndrangheta per movimentare denaro illecito.
La figura di vertice del gruppo sarebbe Giuseppe Arabia (1966), residente a Cutro e attualmente in custodia cautelare nel carcere di Ascoli, indicato dalla Dda come “promotore, capo e organizzatore”. Suo fratello Salvatore fu ucciso nel 2003 durante la guerra di mafia a Steccato di Cutro. Tra gli accusati come “partecipi” figurano anche i nipoti Nicola Arabia (1985) di Bibbiano e Giuseppe Arabia (1989) di Reggio, oltre a Luigi Lerose (1991) di Cutro, Salvatore Spagnolo (1991) domiciliato a Reggio e Salvatore Messina (1980) residente in città.
Le indagini, condotte in primavera dalla Squadra Mobile di Reggio, con il Servizio Centrale Operativo e le Mobile di Bologna e Crotone, insieme alla Guardia di Finanza di Reggio, avevano portato a perquisizioni a Reggio Calabria, Bibbiano, Quattro Castella, Brescello, Crotone, Steccato di Cutro e in provincia di Parma, con sei persone finite in carcere.
Durante l’udienza, Regione Calabria e i Comuni di Reggio e Parma hanno chiesto di costituirsi parte civile, mentre il pm Ronchi ha depositato ulteriore documentazione. Al momento, solo la difesa di Rosario Talarico (1985) di Isola Capo Rizzuto ha anticipato la volontà di discutere l’udienza preliminare; le richieste di rito alternativo saranno ufficializzate nella prossima udienza di gennaio.
