Diagnosi ultraprecoce per scoprire il cancro, la ricerca made in Calabria che apre nuovi orizzonti
"Abbiamo aperto una finestra sulla fase pretumorale, individuando il momento in cui, potenzialmente, è possibile la reversibilità del tumore". Lo racconta al Corriere l’oncologa Natalia Malara, messinese di nascita calabrese d'adozione visto che all'Università Magna Grecia di Catanzaro continua a fare ricerca per confermare i risultati. Intanto la sua ricerca è stata pubblicata su Nature (Nature Precision Oncology), la "bibbia" della comunità scientifica internazionale. Al Corriere ha spiegato: "Fra 36 volontari, malati di tumore o sani, siamo riusciti a individuare dei cosiddetti “intermedi”, sani clinicamente, ma che abbiamo riconosciuto come non esattamente tali e che hanno poi sviluppato una patologia tumorale in uno o due anni".
Decisivo per la sua attività di ricerca è stato il fatto che l’università di Catanzaro, retta da Giovanbattista De Sarro, ospita in ospedale, raro caso in Europa, un laboratorio di nanotecnologia, il BioNem, coordinato dal professor Patrizio Candeloro. Malara, da medico, si è intrufolata tra i fisici e i chimici («sono stata la prima e sono tuttora l’unica», racconta). È stato lì, che, trafficando con vetrini, protoni, aldeidi e altro, mette insieme il protocollo di medicina transazionale avanzata da applicare a un dispositivo elettrochimico che promette una diagnosi ultraprecoce dei tumori con una «biopsia liquida», un esame del sangue poi messo in coltura per circa 14 giorni.
Secondo quanto raccontato dalla ricercatrice al Corriere della Sera l’intuizione le è venuta studiando il caso di un diciassettenne con una lesione mesencefalica: "Per capire se era maligna o benigna, serviva una biopsia invasiva, pungendo una zona del cranio ricca di centri nervosi che controllano il respiro e le attività vegetativa e motoria, era troppo rischioso". A lei però, venne l’idea di analizzarne il sangue in modo diverso: "In un campione da 5 ml ci sono moltissime cellule tumorali, ma la proporzione rispetto alle altre cellule è paragonabile al rapporto esistente fra la torre più alta di Shanghai e la distanza Terra-Sole. Però, pensai che, riuscendo a mettere in coltura solo quelle tumorali, avrei dato loro evidenza. Devo ringraziare per la fiducia che mi ha concesso il professor Giuseppe Viglietto, che dirige il Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica". Il dispositivo è stato costruito interamente all’ospedale di Germaneto.
