Il luogo storico che raccoglieva la varia umanità degli anni 80 e 90 ieri ha visto un tuffo nel passato grazie a un evento organizzato grazie al tam tam sui social. 

Certo un po’ cresciuti, con le chiavi dell’auto in borsa e quelle del motorino nel cassetto, ma non così diversi. Via le frangione gonfiate col phon e le onde caprine degli Inventaricci, le schiarite di Crystal Solaire, il profumo Giorgio Beverly Hills e benvenuti Balayance, pelate, barboni, Clarks, social, selfie. I ragazzi di piazza Kennedy non s’affaticano più a inseguire il Costabile delle otto e venti, l’ultimo della giornata, ma conservano con criterio il passeggino nel bagagliaio, ché non si sa mai i bimbi si stanchino di camminare sull’isola pedonale che non c’era. A Cosenza particolari lancette, ieri, hanno fatto un giro all’inverso e molto ampio, riportando tutti a quando le pance erano meno pronunciate e le gonnelline sempre tartan e i grattacapi su quanto mettere a testa per la pizzetta al Black Orchid erano una cosa molto seria per i conteggi di fine serata, perché i resti spicci andavano dritti dritti al fondo cassa dedicato ai pacchetti di sigarette da spaccare: due Amadis a testa e due Diana Blu con più fango che tabacco dentro e con l’odore di terra bagnata che fulminava i baci nascosti tra i muretti di via Alimena.

Vent’anni fa, trent’anni fa, quando tutto ancora doveva succedere si parlava, appoggiati alla discesa di Besser, di impegni sul futuro solo in termini di durata dell’Inter-rail.  Alla reunion di ieri sera a Cosenza mancavano solo le colombe di Baccelli, che della serata amarcord hanno udito echi lontani dalla loro isola di Sant’Elena che affaccia su un centro commerciale. I graffi sulla base sono spariti, i tatuaggi, di nomi e cognomi e date, livellati. Sembrano anche più spennate a vederle di sfuggita, ma ugualmente belle, quasi proibite come un tempo.

Le comitive di scuola, ritrovate, riabbracciate, ringiovanite, hanno rispolverato l’anedottica di classe, i fattarelli delle gite, cognomi e soprannomi. Nessuno aveva fretta di agganciare l’Atac che un tempo faceva corse fino alle nove e mezza: fermata obbligata a Occhiuto&Bozzo, per chi scarpinava verso casa a Rende. Sembra una manciata di tempo fa, invece ne è passato di più da quando i genitori, con il pigiama sotto e il cappotto sopra, i figli più nottambuli e senza patente, li raccoglievano alla Farmacia Serra o alle cabine telefoniche all’angolo di piazza di Fera, e se avevi il fidanzato quello spariva prima che i fanali lo illuminassero e svignava verso gli amici rimasti su via Alimena.

Le serate iniziavano presto. Alle sette e mezza davanti al ristorante cinese era già una moquette di voci che si srotolava giù fino al cuore di piazza Kennedy, dove stavano i più grandi e le nonne ti dicevano di non andare mai, ché giravano i drogati e i giovinastri. Il sabato era tutta una processione che rombava sulle due ruote degli Sh50 e delle Sfere, dei Booster di quelli dello Scientifico, delle Rover, delle Citroen e delle Renault. Le zone della piazza erano divisioni dei branchi di scuola: via Alimena centrale sapeva del Dolce&Gabbana rosso delle ragazze del Classico di corso Telesio, tutte con i capelli virgolettati all’insù e due Barbour nell’armadio – uno per l’uso corrente l’altro mandato a ingrassare in Inghilterra – i charms ai polsi e il foulard annodato al collo. Sulla scia del marciapiede di Pranno convogliavano in ordine sparso i Classici di Rende, i figli del dio minore, e varie specie di Scientifico con le Gazzelle ai piedi e qualche imitazione blu del giaccone britannico. Industriale e Ragioneria presidiavano l’altra ala, quella che portava al Tappo ma la scesa era un misto di comitive ciarlanti di gite, settimane bianche, pranzi dei cento giorni, occupazioni e striscioni.

Un Carnevale di Naj Oleari, borse Shiva, jeans Best Company e scarpe Benetton che transumavano verso via Caloprese prima che si facesse ora. L’ora di tornare a casa, che arrivava troppo presto, giusto il tempo di finire il cono alla Casa del gelato e del frullato che adesso, come quegli anni, non c'è più.

Alessia Principe

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