Non si ferma la caccia ai due indagati considerati tra i principali esponenti della cosca Emanuele-Idà, riusciti a sottrarsi al maxi blitz dell’operazione Jerakarni coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Si tratta di Domenico Zannino, 37 anni, originario di Sorianello, e Michele Idà, 29 anni, di Ariola di Gerocarne, entrambi destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

L’operazione, eseguita dalla Polizia, ha portato all’arresto di 44 persone su 46 coinvolte nell’inchiesta, delineando un quadro investigativo che ricostruisce una struttura criminale radicata e operativa su più territori del Vibonese. All’appello mancano soltanto loro due, ritenuti però elementi centrali negli equilibri della consorteria.

Per gli investigatori, Zannino avrebbe assunto un ruolo di comando nella fase più delicata della vita del clan, garantendo continuità operativa quando altri vertici storici erano impossibilitati ad agire. Considerato figura di riferimento per l’ala più operativa del gruppo, avrebbe gestito direttamente attività illecite, tra cui estorsioni e pianificazione di azioni violente contro gruppi rivali.

Le indagini attribuiscono a Zannino anche un controllo capillare su diverse aree dell’entroterra vibonese, con un ruolo di raccordo tra le varie articolazioni territoriali del sodalizio. Non solo: secondo gli atti, sarebbe stato a conoscenza dei luoghi di custodia di armi da guerra e avrebbe avuto un ruolo nella gestione delle strategie militari del clan.

Diverso ma altrettanto rilevante il profilo di Michele Idà, figlio di uno dei vertici storici della cosca. Gli inquirenti lo descrivono come un soggetto pienamente inserito nelle dinamiche criminali, con compiti operativi e decisionali, soprattutto nel settore del narcotraffico.

Secondo quanto emerso, Idà avrebbe partecipato all’organizzazione di traffici di droga su larga scala, occupandosi anche della gestione delle risorse economiche del gruppo. Gli vengono inoltre contestati episodi di particolare violenza e una disinvoltura nell’uso delle armi, nonché il coinvolgimento in azioni di supporto a latitanti e in spedizioni punitive.

Tra gli elementi evidenziati nell’inchiesta figura anche il presunto collegamento con ambienti criminali esterni alla regione, a dimostrazione di una rete di relazioni che travalicherebbe i confini locali.

Le ricerche dei due uomini proseguono senza sosta. Gli investigatori ritengono che possano contare su una rete di protezione consolidata, ma al tempo stesso non escludono sviluppi a breve. La loro cattura rappresenta infatti un passaggio cruciale per completare il quadro dell’operazione e colpire definitivamente gli assetti della cosca.