La Commissione di accesso agli del Comune di Tropea, insediata il 23 ottobre scorso dalla Prefettura di Vibo su delega del ministro dell’Interno Angelino Alfano, ha concluso oggi i propri lavori. La proroga per ulteriori tre mesi di indagini era stata disposta il 23 gennaio scorso. Compito della Commissione, la verifica della sussistenza di forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata o collegamenti diretti o indiretti con la stessa. La Commissione era composta dal viceprefetto di Vibo, Lucia Iannuzzi, dal comandante della Compagnia dei carabinieri di Tropea, Francesco Manzone, e dal capitano Giovanni Torino della Guardia di Finanza.

Tropea Panorama

Alla base dell’invio della Commissione d’accesso agli atti, una serie di riferimenti a candidati delle liste contrapposte “Tropea Futura” e “Forza Tropea” nelle amministrative del maggio-giugno 2014. Candidati citati nelle inchieste antimafia “Black money” e “Peter Pan” contro i clan Mancuso di Limbadi e La Rosa di Tropea. All’attenzione della Prefettura, pure contratti, forniture, la gestione del porto, il piano strutturale comunale e diversi appalti, nonché frequentazioni e parentele di alcuni componenti del Consiglio comunale e della giunta con soggetti noti alle forze dell’ordine. A gennaio 2015, all’assessore comunale Antonio Bretti il sindaco di Tropea, Giuseppe Rodolico, aveva poi ritirato le deleghe dopo che la mattina del 1 gennaio un sorvegliato speciale, genero del boss di Tropea Antonio La Rosa (alias "Ciondolino"), aveva partecipato ad un evento pubblico organizzato sulla spiaggia per festeggiare il nuovo anno con un tuffo in mare. Le indagini della Commissione di accesso agli atti si sono concentrate anche sull'intera “macchina” amministrativa del Comune e sull'apparato burocratico dell'ente, con l'esame di pratiche che riguardano pure la precedente amministrazione comunale. I commissari invieranno ora una loro relazione al prefetto di Vibo Valentia, Carmelo Casabona, il quale avrà poi 45 giorni di tempo per fare proprie le conclusioni della Commissione ed inviare un'altra relazione al Ministero dell'Interno con la richiesta o meno dello scioglimento degli organi elettivi dell'ente per infiltrazioni mafiose o forme di condizionamento degli amministratori. L'ultima parola sull'eventuale proposta di scioglimento del ministro dell'Interno spetterà quindi al Consiglio dei ministri. I decreti di scioglimento degli organi elettivi degli enti locali portano invece la firma del presidente della Repubblica. (g.b.)