Omicido Scarfone a Rosarno, condannati il fratello ed il nipote della vittima
Arriva il verdetto di primo grado emesso dal gup di Palmi: 30 anni di reclusione per Angelo Scarfone e 16 per il nipote Luigi Timpani
Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Palmi, Massimo Minniti, ha condannato Angelo Scarfone a 30 anni di reclusione e suo nipote Luigi Timpani a 16 anni. Entrambi sono accusati di avere ucciso Antonio Scarfone. Il giudice ha escluso la premeditazione e ha riqualificato in concorso l’accusa per Timpani.
La requisitoria. Il pubblico ministero Anna Pensabene aveva chiesto al gup del Tribunale di Palmi la condanna a 30 anni di carcere per i due parenti della vittima, previa l’esclusione della premeditazione. Nella mattinata di ieri, prima del ritiro in camera di consiglio per decidere sulla sentenza, erano intervenuti i tre difensori degli imputati, gli avvocati Armando Veneto, Adele Manno e Geraldina Riolo. Il processo che si è concluso ieri pomeriggio davanti al gup palmese è quello con il rito abbreviato, mentre in Corte d’assise sono imputati Vittoria Scarfone e Vincenzo Timpani, sorella e cognato della vittima. Due distinti procedimenti, ma la medesima accusa: avere ucciso Antonio Scarfone al culmine di uno scontro familiare che si trascinava indietro da anni.
Il movente. Il presunto maltrattamento della madre malata potrebbe essere stato l’ultimo atto di un rapporto ormai deteriorato e che avrebbe portato all’omicidio di Scarfone, da parte dei suoi familiari. Rapporto fondato ormai, su dissidi quotidiani ed esacerbati da anni di litigi e rancori. Questi gli elementi che, secondo la procura di Palmi, avrebbero armato la mano dei quattro imputati accusati dell’omicidio avvenuto il 14 agosto 2016 a Rosarno. L’accusa sia in abbreviato che in Corte d’assise poggia anche sulle dichiarazioni di Soumia Lachhab, donna di origine marocchina e moglie di Antonio Scarfone. La donna ha testimoniato nell’ultima udienza prima della requisitoria del pubblico ministero accusando dell’omicidio i partenti di suoi marito. Un’accusa che ha retto, quindi, al vaglio del giudice di primo grado che ha condannato il fratello della vittima a 30 anni di carcere e il nipote a 16.
